di Francesco Chignola

Di catastrofi, Roland Emmerich ne sa qualcosa: negli anni '90 il regista tedesco aveva già fatto distruggere diverse città sparse in tutto il mondo dagli alieni di Independence day e poi aveva rilasciato il mostro nipponico Godzilla per le strade di New York. E, non pago, qualche anno più tardi aveva scatenato sulla terra gli effetti del global warming in The Day After Tomorrow. Non sorprende che ci sia la sua mano dietro 2012, nelle sale dal 13 novembre: l'ennesimo film apocalittico sfornato dal cinema americano, questa volta a partire da oscure profezie Maya che vedrebbero appunto nel 2012 l'anno della fine del mondo.

Dopotutto, i casi di film sul "giorno del giudizio" si sprecano, soprattutto nel cinema americano degli ultimi due decenni: e non sempre la situazione risolta all'ultimo minuto dagli eroi di turno. Al pubblico piace sempre assistere alla fine dei tempi: probabilmente è un modo per esorcizzare la paura che un giorno o l'altro possa succedere davvero? Ecco alcuni degli esempi più celebri e spettacolari: quando la settima arte si confronta con la fine del mondo.

Il primo film è addirittura del 1933 e si intitola Deluge: un titolo che si pensava perduto per sempre ma di cui si trovò proprio in Italia una copia alla fine degli anni '80. Il film contiene una sequenza in cui la città di New York viene distrutta.



Del 1964 è l'immortale satira di Stanley Kubrick Il Dottor Stranamore: la sua è una delle conclusioni più celebri e beffarde della storia del cinema: il dottor Stranamore si alza dalla sedia a rotelle e subito dopo decine di bombe nucleari esplodono sulle note di "We'll meet again".



Uno dei cliché del cinema apocalittico è mostrarne le conseguenze dal punto di vista di un personaggio rimasto solo sul pianeta. Tutto iniziò con L'ultimo uomo della terra, capolavoro italiano girato a Roma e diretto da Ubaldo Ragona sempre nel 1964: il film è stato rifatto o citato in mille occasioni tra cui, recentemente, Io sono leggenda con Will Smith.



Negli anni '80 la bomba atomica è ancora una delle maggiori paure al mondo: a sublimare questa ossessione arriva un cult movie del 1983 diretto da Nicholas Meyer e intitolato The day after. A tutt'oggi, una delle più impressionanti e crude rappresentazioni di un attacco nucleare.



Nel decennio successivo lo scontro tra i film apocalittici è aperto: alieni dallo spazio, meteore e meteoriti, mostri mutanti, a ognuno il suo. A vincere è però secondo noi uno dei due meteoriti che minacciano la terra in Deep Impact. L'altro viene distrutto salvando la vita al genere umano, ma quello che arriva fa i suoi bei danni.



Anche nella saga di Terminator, dopo averne parlato allo sfinimento per tre interi film, arriva alla fine il "giorno del giudizio": succede nel finale del film Terminator 3, forse il meno amato della serie, ma forte di un finale degno dei suoi predecessori.



Anche i giapponesi non hanno voluto essere da meno e hanno voluto riprodurre più volte sullo schermo una delle loro ossessioni catastrofiche, quello che l'intero paese sprofondi nell'Oceano Pacifico. I due risultati più celebri sono un film del 1973 di Shiro Moritani e il suo remake Sinking of Japan, diretto da Shinji Higuchi nel 2006.



Ultimo in ordine di tempo è un film di quest'anno: Segnali dal futuro di Alex Proyas. Ecco la sequenza distruttiva che chiude il film.