di Francesco Chignola

Il protagonista di Planet 51 è un astronauta che, giunto sul pianeta che dà il titolo al film, si ritrova in un mondo che ha l'apparenza dell'America suburbana degli anni '50. Con una lieve differenza: gli abitanti sono verdi, viscidi e mostruosi. Ma è tutta questione di punti di vista, come l'orco Shrek insegna: con un ovvio ribaltamento, sarà proprio l'astronauta a essere trattato come "l'alieno". Un plot che sembra perfetto per un film dei colossi dell'animazione digitale americana come i Pixar Animation Studios o la Dreamworks Animation. Niente di più errato: nonostante sfoggi le voci (in originale) di The Rock e Jessica Biel e sia distribuito dall'americana New Line Cinema, il film è in realtà una produzione spagnola.

Lo studio responsabile si chiama infatti Ilion Animation Studios, ha sede a Madrid, i suoi fondatori vengono dal mondo dei videogame, e il film è diretto da Jorge Blanco. Planet 51 esce il 20 novembre in mezzo mondo, cercando di accaparrarsi la fetta di mercato lasciata libera da colleghi più esperti. E fa impressione pensare che siano passati soltanto 14 anni dal novembre in cui la Pixar aprì le danze con Toy Story, e solo 11 da quando lo studio di John Lasseter cominciò a darsele di santa ragione con quelli della Dreamworks con l'epico duello del novembre 1998 tra A bug's life e Z la formica. Ma i tempi di quella dicotomia sono ormai lontani: qual è la situazione oggi? Quali sono i contendenti e i concorrenti delle due case principali?

I nomi più forti e altisonanti sono senza dubbio quelli della Sony e dei Blue Sky Studios. Il colosso giapponese ha fondato nel 2002 la divisione Sony Pictures Animation, puntando subito su budget molti alti e, dapprima, su un oggetto "riconoscibile" come Boog & Eliot a caccia di amici, che scimmiottava i film di casa Dreamworks. Più originale la ricerca narrativa del successivo Surf's up e di Piovono polpette, grande successo in patria e in uscita a Natale 2009 anche in Italia. I Blue Sky vengono invece dagli effetti speciali: sono stati fondati infatti da alcuni artisti responsabili del seminale Tron. Ma sono diventati celebri dal 2002 grazie alla saga di L'era glaciale, una trilogia fortemente personale da un punto di vista visivo e dal budget crescente: 60, 80 e 90 milioni di dollari.

Sono poi molti gli altri studi in giro per il mondo che si accontentano delle briciole. Alcuni si sono cimentati con una sola pellicola, e spesso si tratta di aziende produttrici di effetti speciali: come la londinese Framestore con Le avventure del topolino Desperaux (che ha avuto la "sfortuna" di capitare poco dopo Ratatouille di casa Pixar) oppure l'australiana Animal Logic che con il bellissimo (e costosissimo: 100 milioni) Happy Feet è riuscita ad accaparrarsi persino un Oscar. Altro caso del tutto particolare è quello degli Imagi Animation Studios, con sede a Hong Kong: dopo il successo clamoroso di TNMT (il nuovo film delle Tartarughe Ninja, 35 milioni di budget e quasi 100 di incasso) quest'anno hanno puntato il tutto per tutto su Astro Boy. La coproduzione globale ispirata al maestro giapponese Osamu Tezuka però è stata un fallimento al botteghino sia americano che giapponese.

Ma l'animazione digitale non parla soltanto inglese. Il Giappone fa sempre storia a sé, e meriterebbe un discorso più ampio, ma si segnala la presenza dello studio Digital Frontier con film come Appleseed Ex Machina, e la storica Madhouse, che si converte proprio quest'anno al 3D con il film Yona Yona Penguin. Allontanandosi da Hollywood i budget calano in modo impressionante: il caso estremo è stato quello dello studio danese A. Film A/S che nel 2004 ha prodotto Terkel in Trouble con 1 milione e mezzo di euro, mentre i norvegesi dello Storm Studio ci hanno provato nel 2006 con Free Jimmy. Ma tutto è relativo: se i 16 milioni di dollari di quest'ultimo sembrano una sciocchezza in confronto ai cugini americani, l'hanno reso il secondo film norvegese più costoso di sempre.

C'è poi una realtà tutta italiana: quella della Rainbow S.p.A. di Iginio Straffi, che è entrata nella guerra globale dei lungometraggi con Winx Club - Il segreto del Regno Perduto nel 2007, distribuito in tutto il mondo. Nel frattempo, impermeabili alla concorrenza, i titani continuano a batter cassa: tra il 2010 e il 2011 la Dreamworks Animation farà uscire almeno 6 nuovi titoli, la Pixar "soltanto" tre.