di Paolo Nizza

Come sapeva bene Oscar Wilde: "I cuori sono fatti per essere infranti". E Dorian Gray di cuori ne ha spezzati parecchi. Soprattutto quelli dei produttori che sin dai tempi del muto hanno trasformato in immagini in movimento le parole scritte per narrare la  tragedia del bel giovanotto che ovunque andasse incantava il mondo.
D'altronde il romanzo di Wilde insegna: "Gli dei non indugiano a riprendersi quello che danno". Sicché una storia, sulla carta magnifica, sullo schermo è spesso risultata un flop spaventoso quanto l'avvizzito ritratto destinato a invecchiare al posto di Dorian.
L' eccezione che conferma la regola è Il ritratto di Dorian Gray, diretto nel 1945 da Albert Lewin. Una sontuosa mise en scene del romanzo interpretata da un cast in stato di grazia, in cui le torbide atmosfere del libro vengono esaltate da una superba fotografa premiata con l'Oscar.




25 anni dopo le cose cambiano. Massimo Dallamano, regista amato da Quentin Tarantino, opta per il genere exploitation. L'epoca vittoriana cede il passo alla Swinging London. Il dio chiamato Dorian ha il volto efebico di Helmut Berger. Tra soggettive alla Dario Argento e pruriginose nudità femminili, il film gioca la carta dell'ambiguità sessuale del protagonista, affiancato dai veterani Herbert Lom, Isa Miranda e Eleonora Rossi Drago. Ma la censura non gradisce e solo dal settembre del 2008 è disponibile in Italia la versione integrale della pellicola.



Nel 1983, il simbolo dell'eterna giovinezza cambia addirittura sesso. In I peccati di Dorian, la protagonista è un'inserviente diventata testimonial di un'importante casa di cosmetici compie qualsiasi nefandezza pur di mantenere integra la propria bellezza. Il Dorian in gonnella è Belinda Bauer, la Kathy di Flashdance. Anthony - Psycho- Perkins è il luciferino Henry Lord, alter ego di Wilde nel romanzo, mentre la sua legittima consorte è la sempre sexy Olga Karlatos. Tuttavia, la svolta transgender non eccitò né le fantasie, né i botteghini.

Il primo Dorian del terzo millennio ha il volto di Ethan Erickson, macho tutto muscoli e sorrisi, visto in un paio di stagioni della serie Buffy - L'ammazzavampiri, e famoso soprattutto perché oggetto dei desideri di Britney Spears. Al suo fianco l'immarcescibile ex drugo Malcolm McDowell e non manca nememno un cameo di Christoph Waltz, che i Bastardi senza gloria trasformeranno in seguito in un mito. Al posto della pittura, la via per l'eterna giovinezza è la fotografia. Il film, è noto anche con il titolo di Pact of Devil. Ma si sa il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la pellicola è passata inosservata ai più. .



Nel 2003, Dorian, il bello senz'anima viene arruolato nella League of Extraordinary Gentlemen. Solo che La leggenda degli uomini straordinari è uno straordinario flop e non basta quel fascinoso mascalzone irlandese di Stuart Townsend, foriero di battute tipo: “Mina, speravo tanto di infilzarti ancora una volta, ma non in senso letterale”, a salvare un film angusto quanto la morale vittoriana.



L'anno successivo, Josh Duhamel imprigiona il suo fisico scolpito dal football in uno smoking con papillon d'ordinanza e biondo più del pelide Achille interpreta l’angelo del male in The Picture of Dorian Gray, conosciuto anche con il titolo di Portrait of Evil. In verità il ragazzone del Dakota è più a suo agio tra i casinò di Las Vegas o tra gli Autobots di Transformers piuttosto che negli eleganti panni del malevolo cicisbeo un po’ frifrì.



Ora tocca al ventottenne Ben Barnes cimentarsi con questo ruolo maledetto in tutti i sensi. La speranza è che il suo indiscusso fascino (sullo schermo interpreta sempre il ruolo del belloccio) serva a evitare che il film non si trasformi nell'ennesimo flop. L’ultimo Dorian Gray è abbastanza gay e mira a turbare con  il suo bagaglio di sesso e violenza, forse in omaggio all'aforisma di Wilde che “niente ottiene successo come l'eccesso”. L'odore di rose e le tende di seta cruda che aprivano il romanzo sono state sostituite dall'olezzo di sudore e dai corpi tatuati. Forse basterà. In fondo, come recita l’introduzione al libro:"L'arte in verità non rispecchia la vita, ma lo spettatore."