di Francesco Chignola

Nel futuro il materiale noto come Elio-3 ha risolto la crisi energetica, diventando la principale fonte pulita di energia del nostro pianeta. Sam Bell è l'austronauta solitario a cui per tre anni tocca la manutenzione della stazione lunare dove viene raccolto il materiale. Unica compagnia, la voce robotica di GERTY: un omaggio a HAL, il robot di 2001: Odissea nello Spazio, ma con uno "smile" (che sorride o è triste a seconda delle reazioni) al posto del ben più minaccioso occhio rosso fuoco immaginato da Stanley Kubrick. Un incidente e la comparsa di un secondo uomo complicheranno il tanto agognato ritorno a casa. E non vi riveliamo una parola di più.

Scritto appositamente intorno alla presenza di Sam Rockwell, che aggiunge un'altra memorabile e difficilissima performance al suo già invidiabile curriculum, il britannico Moon è costato soltanto 5 milioni di dollari ed è stato girato interamente negli Shepperton Studios di Londra. Ma questo ritorno, appassionato e cerebrale al tempo stesso, al cinema di fantascienza più metafisico, presentato all'ultimo Sundance Film Festival, ha conquistato il cuore della critica. Nonostante punti davvero molto in alto: gli esempi a cui il regista Duncan Jones si rifà sono infatti, a parte il già citato Kubrick, autori come il Tarkovskij di Solaris e film come il western stellare di Atmosfera zero

Tra i più entusiasti c'è James Belardinelli di ReelViews, che lo esalta mettendolo in competizione con la fantascienza rumorosa a cui siamo abituati in questi ultimi anni: "dopo il caos di Transformers 2, è rinfrescante incontrare un film di fantascienza che rispetta l'intelligenza e l'attenzione di un adulto". Anche Peter Travers di Rolling Stone ha parole elogiative nei confronti del film di Jones: "Moon è una potente provocazione che conta sulle idee invece che su trucchi computerizzati per formentare l'entusiasmo". Allo stesso modo per Roger Ebert del Chicago Sun-Times, "Moon è un esempio superiore di un genere minacciato, la fantascienza scientifica".

Per Noel Murray di The A.V.Club Moon è un film dalle molte anime differenti: "è piacevole sia per la sua esecuzione solida e in scala ridotta, sia per le sue folli svolte narrative e per il suo strisciante terrore esistenziale", mentre su Empire il film è definito "un'esplosione fresca di fantascienza vecchio stile, stracolma di idee e con una performance stellare di Sam Rockwell". Non tutti sono entusiasti, come sempre accade in questi casi: A.O.Scott sul New York Times raffredda i bollenti spiriti, e c'è persino qualche stroncatura, come quella del Los Angeles Times. Ma si tratta di rare eccezioni per un piccolo e bellissimo film che ha trovato davanti a sé quasi solo consensi.

Tra l'altro il film è l'esordio del regista, molto più che promettente. E molti sono rimasti incuriositi dall'interesse di Duncan Jones nei confronti dello spazio, della luna, della fantascienza. Perché è il figlio primogenito di David Bowie. Il cantante che negli anni '70 aveva cambiato la storia della musica britannica proprio con un celeberrimo alter ego alieno. Si chiamava Ziggy Stardust.

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