GUARDA LO SPECIALE SU AVATAR

Ho speso un sacco di soldi e di energie per inventare il mondo e i personaggi del pianeta Pandora. Allora mi dico che questo puo' essere un punto di partenza e che da
Avatar puo' nascere una saga come accadde per Star Wars. Non c'è nessuna sceneggiatura nel cassetto, ma se il film andra' davvero bene, si potrebbe andare avanti".

Parole pronunciate da James Cameron, all'indomani della prima mondiale di  Avatar, presentato a Londra mentre al Noir in Festival di Courmayeur se ne vedeva un corposo assaggio in contemporanea.E il regista aggiunge:
"Un sequel realistico di questa storia  vedrebbe il protagonista Jake in poltrona che chiede una birra alla sua donna e si sente rispondere 'Vattela a prendere da solo'. Cosi' va nella vita reale, ma nella saga che potremmo ideare ci dovrà essere ancora spazio per il sogno e la meraviglia. Magari sarà un franchising; vediamo intanto se il pubblico si appassiona ai miei Navi, le meravigliose creature blu che abitano l'incontaminato pianeta Pandora".

Nel film il messaggio ecologico è chiaro anche se questo è un tema più che altro suggerito da Cameron:
."A me interessa sempre  un approccio emozionale e intuitivo, diffido della pedagogia. Volevo che lo spettatore sentisse la forza e al contempo la fragilità  di questa natura fantastica e mi dicevo sempre che stavo facendo un film d'avventura, non un documentario. In passato la fantascienza ha battuto più  volte la via del cinema a tesi, ma io credo in un cinema visuale, di grande immediatezza e mi interessava di piu' ricongiungermi ai pionieri del genere, alla 'Space Opera', allo spirito di una grande saga come quella di Lucas".


Il tema del cinema come pura visualità  e meraviglia è certamente uno dei punti di forza della pellicola e su questo James Cameron, rispondendo alle domande dei giornalisti si accalora con passione: "Vedere davvero - dice citando il personaggio dell'eroina Neytiri - vuol dire vedere ciò che viene da dentro. Questo sentimento ci riguarda tutti, specie nell'epoca di internet, in cui la comunicazione con quelli che pensano come noi è  sempre più facile nonostante le distanze. Si finisce a vivere in una bolla virtuale e autoreferenziale in cui circolano solo quelli che ci assomigliano. Invece il sale della vita e' la differenza".

Tra le tante curiosità c'è quella sulla strana lingua parlata dai Navi:
"Insieme ai glottologi dell'universita' di Los Angeles abbiamo individuato una 'paletta' di suoni che appartengono ai nativi americani, alle popolazioni indiane, ai boscimani e agli africani".


Chiamato ad esprimersi sulle potenzialita' del 3D e sul suo futuro rispetto al cinema, James Cameron infine è categorico: "Non farò mai più film se non in 3D perché si tratta di una tecnologia ormai matura, come il suono digitale che da' qualcosa in piu' rispetto alla vecchia stereofonia. Alla fine è una scelta del consumatore: con il 3D si spende un po'di piu', come quando si compra un televisore al plasma per vedere meglio a casa, ma il cinema non cambia solo per questo"