di Francesco Chignola

Nel cinema spesso e volentieri le idee provengono da molto lontano. A volte arrivano passando attraverso una lunga e complicata filiera che le modifica a seconda dei decenni, delle stagioni, degli stili e delle mode. Nel caso di Astro Boy, film d'animazione nelle sale italiane dal 18 dicembre e diretto dall'inglese David Bowers, il cui protagonista è un bambino robot con sentimenti umani, l'origine è ben nota: il paese è il Giappone, e l'anno è il 1952.

Proprio in quell'anno venne pubblicato per la prima volta Astro Boy, il manga di Osamu Tezuka destinato a diventare uno dei classici immortali del fumetto nipponico, tutt'ora considerato come uno dei capolavori dell'artista definito "il Dio dei Manga" e scomparso nel 1989. L'immancabile serie animata arrivò negli anni '60: e fu il primo anime a essere esportato al di fuori dei confini nazionali. Mezzo secolo più tardi, arriva dunque la versione cinematografica: una coproduzione tra Stati Uniti, Giappone e Hong Kong che ha trasformato l'inimitabile tratto di Tezuka in un film d'animazione digitale computerizzata al passo coi tempi.

Una versione a lungo agognata e annunciata, peraltro: tra i primi a interessarsi ad Astro Boy in Occidente, a quanto pare, fu addirittura Walt Disney, che incontrò Osamu Tezuka (grande fan del maestro americano, che ha sempre indicato come massima ispirazione per il suo lavoro) pochi mesi prima di morire mostrandosi stimolato all'idea del ragazzo stellare. Alla fine degli anni '90 la Sony insieme alla Jim Henson Company (la compagnia fondata dal creatore dei Muppets) avevano annunciato che sarebbe uscito un film tratto da Astro Boy, realizzato con un misto di animazione computerizzata, pupazzi e attori in carne ed ossa. Non se ne fece nulla.

L'avanzamento tecnologico della CGI (computer-generated imagery) ha permesso, un decennio più tardi e a 57 anni dal primo volume cartaceo di Astro Boy, che le avventure immaginate da Osamu Tezuka finissero in un lungometraggio d'animazione. Questa volta, tutto digitale. Ma con un cast d'eccezione, almeno nella versione originale e nel reparto doppiatori: a dare la voce ai personaggi ci sono attori del calibro di Nicolas Cage, Charlize Theron, Kristen Bell. Quella italiana ha risposto a modo suo: Silvio Muccino, Carolina Crescentini, il Trio Medusa.

Non è l'unico caso recente di un film tratto da una celebre serie giapponese: un precedente illustre è infatti Speed Racer dei fratelli Wachowski, sottovalutato e coloratissimo omaggio al mondo dell'animazione nipponica, purtroppo snobbato da critica e pubblico.

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Una clip tratta da Astro Boy