Scopri tutti i segreti del film

di Francesco Chignola

La città in cui siamo cresciuti, soprattutto se a un certo punto abbiamo deciso di abbandonarla, è un demone velenoso che prima o poi, nella vita, bisogna affrontare a viso aperto. Questo è lo spirito con cui Paolo Virzì è tornato nella sua piccola e profumata Livorno per girare il suo nono film, La prima cosa bella . Che è la storia di una donna bellissima e dei suoi due figli, certo, ma anche una storia in cui la città stessa è al centro di un turbinio di ricordi, malinconie e rimpianti. Un vero personaggio di fronte al quale, con tutti i suoi difetti, è possibile fare ammenda, prima che sia troppo tardi.

Ma per Virzì La prima cosa bella rappresenta un momento di fuga anche in un altro senso: il regista abbandona infatti temporaneamente l'interesse nei confronti delle ingiustizie e dei paradossi della società italiana, che avevano caratterizzato lo strato sottostante, spesso aspro e tagliente, di quasi tutti i suoi film precedenti, per concentrarsi totalmente su una vicenda più intima, dal sapore più famigliare e riconoscibile. Quella di una donna che sta vivendo i suoi ultimi giorni di vita, e quella di un figlio prodigo e depresso che, tornato controvoglia in città per starle accanto, ne ricorda passo passo la burrascosa vita.

Il risultato? Che La prima cosa bella è uno dei film più belli e commoventi nella già ricca filmografia del regista toscano, caratterizzato da una delle sue solite e robustissime sceneggiature, scritta insieme all'amico e sodale Francesco Bruni e a Francesco Piccolo, e con uno sguardo sempre più rivolto ai maestri del passato, tanto che una sequenza è ambientata su un set di Dino Risi, intepretato in un cameo dal figlio Marco. Dopo il bellissimo Tutta la vita davanti , questo film è la riprova del periodo d'oro del regista, oltre che l'ennesima conferma del fatto che Paolo Virzì è l'erede più vitale e talentuoso della miglior commedia all'italiana.

Ma il film non sarebbe certo la stessa cosa senza il nutrito cast di comprimari (tra cui spiccano le interpretazioni di Marco Messeri e Paolo Ruffini) e ovviamente dei protagonisti. Ma se Virzì sceglie di abbracciare lo sguardo e il punto di vista dello strepitoso protagonista Valerio Mastandrea, in un ruolo non del tutto dissimile a quello affrontato dall'attore in Non pensarci di Gianni Zanasi, la vera forza del film risiede altrove. Ovvero, come da tradizione, nelle interpretazioni femminili.

Quella di una ritrovata, dolce e intensa Claudia Pandolfi , senza dubbio. Ma in primo luogo, quella delle due grandi attrici che si sono divise l'anima di Anna Nigiotti, spezzando in due uno dei più bei personaggi del cinema italiano recente, in un montaggio parallelo tra la colorita Toscana degli anni '70 e la Livorno di oggi: la moglie del regista, la bellissima Micaela Ramazzotti , e una grandissima, sublime Stefania Sandrelli.

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