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Il pm che ne ordinò il sequestro, Niccolò Amato, parlando in un' intervista rilasciata a Adnkronos del provvedimento preso nei confronti del film di Bernardo Bertolucci ha dichiarato che se fosse uscito ora non avrebbe preso la stessa decisione: "Non mi sognerei di ripetere quel provvedimento, oggi non considererei quel film scandaloso. Se c'è un concetto accolto nel sistema giuridico, che varia di epoca in epoca, è il concetto di pudore: 40 anni fa 'Ultimo tango a Parigi' era un film che poteva colpire. La lesione della norma mi sembrava esigesse quel provvedimento. Il concetto del pudore - aggiunge l'ex pm della procura di Roma - per quanto riguarda la sfera sessuale, nel corso degli anni si è evoluto in modo radicale: in compenso ci sono fatti osceni e scandalosi nella lesione di interessi pubblici e nel senso di decoro sociale che fanno impallidire quelle lontanissime offese al pudore. Alla luce degli scandali di oggi quelli di allora assumono un aspetto patetico".

Il film, considerato unanimemente dalla critica di tutto il mondo come uno dei film più rivoluzionari della storia del cinema, vede come protagonisti Marlon Brando e Maria Schneider (scomparsa nel febbraio 2011) nei panni di due sconosciuti che, vagando solitari per la città di Parigi ognuno oppresso dai propri problemi (la moglie del personaggio di Brando si è appena suicidata), s'incontrano e diventano amanti. Tra i due scatta una passione sconvolgente che si consuma in continui incontri sessuali in un appartamento vuoto ignorando tutto l'uno dell'altro partner, a partire dai rispettivi nomi.

Tuttavia, più che la trama del film quello che si ricorda maggiormente è lo scandalo che provocò la sua uscita nei cinema. La pellicola di Bertolucci, proiettata in Italia il 15 dicembre del 1972, fu fin da subito, considerata come oscena per le molte scene di sesso e in particolare per l'ormai leggendaria sequenza di sesso anale fra Brando e la Schneider. Questo portò ad una lunghissima trafila giudiziaria sfociata nella definita condanna della Cassazione del 1976 che decise per la distruzione fisica delle pellicole del film (fortunatamente alcune copie vennero conservate presso la Cineteca Nazionale quali corpo del reato e anche lo stesso regista Bertolucci ne nascose una clandestinamente). Soltanto nel 1987 la censura di Ultimo tango venne ritrattata permettendone la distribuzione nelle sale.