di Sara Albani

E' un film tutto in movimento La pazza gioia, il dodicesimo di Paolo Virzì. A partire dai cervelli in ebollizione delle protagoniste affette da disturbi mentali e dal genere on the road qui concretizzato, per dirla con lo stesso autore, in "una passeggiata fuori da una struttura clinica che si occupa di donne con problemi, in quel manicomio a cielo aperto che è l'Italia".

Alla vigilia della presentazione de La Pazza Gioia al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des réalizateurs, "una sezione ribelle, sessantottina –dice Virzì- che propone il cinema più innovativo, ma anche trasgressivo e provocatorio", abbiamo incontrato il regista e le sue due muse, la moglie Micaela Ramazzotti e la veterana Valeria Bruni Tedeschi che, grazie al precedente film del cineasta livornese, Il  Capitale Umano, si aggiudicò il David di Donatello come migliore attrice protagonista: “Il 4 marzo del mio compleanno del 2013 –dice Virzì– Micaela arrivò sul set de Il  Capitale Umano a mia insaputa, era una sorpresa, e da lontano la vidi per mano a Valeria Bruni Tedeschi. Si incontravano anche loro per la prima volta e Valeria la stava guidando dal campo base fino verso il capannone del catering, tenendola per mano. Le ho viste per la prima volta insieme e ho pensato: ma guarda come sono buffe e belle e strane quelle due insieme. Forse quello è stato il giorno in cui è scoppiata una delle prime scintille che mi ha portato poi a fare questo film".

Una scintilla fortunata che ha condiviso con l'amica di una vita, confidente e collega Francesca Archibugi, con cui ha scritto una sceneggiatura capace di restituire quel concentrato di euforie e tormenti che poi è la vita, sia che si tratti di esistenze "normali" come le nostre o borderline come quelle delle due protagoniste "picchiatelle" che fuggono naturalmente in cerca di amore e di quella libertà che solo l'amore può dare.

Micaela Ramazzotti commenta che "quello mio e di Valeria è stato un incontro un po' matto, fatto di amori e di bisticci, nel senso che ci siamo avvicinate ai personaggi con molto slancio e poi a un certo punto mentre loro erano vicine, noi eravamo vicine, quando loro litigavano, bisticciavano eravamo una a un cantone e una all’altro, neanche ci guardavamo".

Immersione totale nei personaggi, alternanza umorale, saliscendi di emozioni: "E' un po' come se ci fossimo tutti ricoverati –racconta Virzì- come se ci fossimo tutti lancianti in una sorta di psicoterapia collettiva, condividendo anche parti magari sgradevoli di se stessi. E io dovevo gasare le due attrici a essere senza freni, specialmente Valeria nel ruolo della sedicente contessa Beatrice doveva essere senza super-io, senza quel poliziotto interiore che ti controlla la maschera dell’ipocrisia".

Esattamente il contrario rispetto al personaggio contratto, super borghese "che vive quasi in apnea" che Valeria Bruni Tedeschi incarna in Ma Loute, la commedia di Bruno Dumont che passa anch'essa a Cannes, ma in concorso: "E' per questo che la pazza gioia per me non è obbligatoriamente l’allegria -dice Valeria a proposito dell'immersione, anche ravvicinata, in ruoli così diversi- è la gioia di entrare e annegare in un’emozione, nel divertimento o in una malinconia. La pazza gioia è il lavoro dell’attore, per me. E per quello che riguarda queste donne è un modo di sopravvivere a una pazza tristezza".

E mentre il regista toscano girava le sue scene con il film cult della sua adolescenza nel cuore (Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman: "Da ragazzo anarchico lo guardavo come una specie di inno alla libertà, di ribellione alle istituzioni, alle ospedalizzazioni di uomini diversi stigmatizzati come pazzi”), sul set si è voluto circondare di vere pazienti psichiatriche "che ci hanno ispirato, aiutato e forse anche un po’ guarito. Mi hanno addirittura fatto una diagnosi e mi hanno prescritto anche un farmaco, il Depachin, che stabilizza le ciclicità dell’umore. Non ho ancora avuto modo, ma non vedo l’ora di provarlo!".
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Ecco un gustoso fuori onda in cui Francesco viene messo in mezzo da Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi