di Gabriele Acerbo

Susan, una gallerista ricca e insoddisfatta, riceve un manoscritto, l’ha scritto il suo ex-marito, perso di vista da 20 anni. Si intitola Nocturnal Animals ed è dedicato a Susan, anche lei un animale notturno, perché soffre di insonnia. Non riuscendo a dormire in un weekend in cui resta sola nella sua villa (il secondo marito, ufficialmente in viaggio d’affari, è con l’amante) legge l’intero romanzo e ne resta sconvolta. E’una storia violentissima, in cui un uomo, in viaggio con la famiglia, viene picchiato da una banda di balordi mentre la moglie e la figlia vengono prima rapite e poi brutalmente ammazzate. Perché un romanzo così terrificante dedicato proprio a lei?

Tom Ford, che sette anni fa portò al Lido l’applaudissimo A single man, costruisce un’opera sontuosa, gelida e terrificante con un doppio binario narrativo, quello della vicenda di Susan (Amy Adams) e quello del romanzo in cui il protagonista, il family man interpretato da Jake Gyllenhaal, subisce il dolore più grande, quello della perdita delle persone che ama. Ma i due binari paralleli a un certo punto si incroceranno sotto il segno della vendetta.

Il cinema americano quest’anno a Venezia non sbaglia un colpo e Nocturnal Animals non è da meno. Molto applaudito alla proiezione stampa, questa opera d’arte che mescola in maniera efficace melò e il noir più brutale è da Leone d’oro. Nel cast anche Michael Shannon, uno strepitoso sceriffo che cerca giustizia costi quel che costi, e un Aaron Taylor-Johnson che sprizza follia da tutti i pori. Da Oscar i titoli di testa, ma quelli non si possono raccontare, vanno visti e gustati su grande schermo. Un omaggio al kitsch, all’obesità e alla bruttezza made in Usa.