di Camilla Sernagiotto

 

Cinema drammatico: vade retro Happy Ending

 

Come un tempo il genere considerato più elevato a teatro era la tragedia, così per molti vale lo stesso per il grande schermo.

Un’enorme fetta di pubblico anela il dramma, si aspetta il pianto dirompente e il naso che cola a fiumi, forse perché è masochista o forse, più probabilmente, perché la psiche umana fa sì che le tragedie altrui ci facciano in fondo in fondo rallegrare circa la nostra situazione tutto sommato migliore.

Dunque se molti esseri umani (o disumani che siano) godono delle disgrazie del vicino, è ovvio che gli stessi optino per guardare in tv alla sera non certo le gesta eroiche del tal imprenditore che ha costruito una fortuna ma piuttosto le Vie Crucis dei poveri disgraziati a cui non ne va una per il verso giusto.

Se siete anche voi parte integrante di questa categoria, non vergognatevene: il detto “mal comune, mezzo gaudio” rispecchia uno dei sentimenti più umani e comprensibili che ci siano.

Quindi se volete tirarvi su il morale piangendo davanti allo schermo che trasmette una storia strappa-lacrime, è più che comprensibile.

Ad aiutarvi c’è un intero filone filmico che da sempre va per la maggiore, quello drammatico appunto.

Da classici intramontabili come Il padrino, C’era una volta in America e Taxi Driver a film cult come Philadelphia e The Elephant Man fino ad arrivare a fiori all’occhiello degli anni Duemila come il capolavoro Requiem for a Dream o il premiatissimo Million Dollar Baby, avete l’imbarazzo della scelta.

 

Le migliori pellicole drammatiche

 

Il padrino (1972)

 

La saga che ha fatto della vendetta familiare un’opera d’arte è entrata a pieno titolo nella storia del cinema nonché in quella del sottogenere drammatico.

Don Vito Corleone non ha certo bisogno di presentazioni, così come non ne abbisognano gli altri protagonisti di questo capolavoro firmato Francis Ford Coppola.

Una serie di storie sanguinose che si intrecciano ad arte e colpi di scena da mozzare il fiato proprio come accade alle vittime sono gli ingredienti genuini che rendono il capostipite dell’epopea mafiosa un gioiello del filone drama.

Preparatevi alle lacrime frammiste a tachicardia e stupore.

 

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975)

 

Candle McMurphy viene arrestato per dei piccoli reati e, pur di evitare il carcere, prova a fingersi pazzo. Sarà così portato in una clinica psichiatrica in cui metterà in scena la sua finta follia.

All’interno delle mura del manicomio farà la conoscenza degli altri pazienti e darà una sferzata di energia a tutti, attirandosi le ire della terribile capoinfermiera, la signorina Ratched.

Una pellicola che ha fatto storia e che continua a emozionare chiunque, regalando commozione ma anche divertimento. Si piange molto, soprattutto man mano che ci sia addentra nella trama e si volge verso il finale.

 

Taxi Driver (1976)

 

Travis Bickle è un veterano del Vietnam che lavora come tassista di notte. Durante i suoi massacranti turni che lo portano a esplorare in lungo e in largo i bassifondi newyorchesi, si ritroverà a essere una specie di giustiziere della notte: metterà in scacco i delinquenti e tenterà in ogni modo di salvare le vittime della malavita.

Un film drammatico che ha segnato indelebilmente questo genere, segnando altrettanto indelebilmente la carriera di Robert De Niro.

Da vedere se amate l’adrenalina mescolata alle lacrime.

 

 

The Elephant Man (1980)

 

John Merrick è nato con una grave malformazione che lo rende deforme, motivo per cui viene sfruttato come fenomeno da baraccone e ribattezzato “L’uomo elefante”.

Finalmente qualcuno, ossia il Dottor Treves, colto da compassione e spirito missionario, deciderà di prendersi amorevolmente cura di lui.

Drammaticità che esce da ogni poro per questa pellicola cult che vi commuoverà fino a farvi conoscere la disperazione vera. Un film che vi farà pensare che le vostre piccole disgrazie in realtà altro non sono se non quisquiglie.

 

 

C’era una volta in America (1984)

 

Un altro dei capolavori del cinema americano, amatissimo dagli afecionados del genere drammatico.

Inizialmente ambientato nel quartiere ebraico della New York targata anni Venti, segue le gesta non certo eroiche di una banda di ragazzini che, tra scippi e furtarelli, cresceranno e diventeranno delinquenti con la D maiuscola. Fatto di salti temporali con cui lo spettatore viene cullato da un decennio all’altro, questo classico del cinema americano ha tutte le carte in regola per essere la quintessenza del genere drammatico.

 

 

Philadelphia (1993)

 

Già sentendo pronunciare il titolo di questo film molti incominciano a piangere, dato che poche pellicole assicurano tante lacrime quante questo.

Una storia commuovente e altamente emozionante in cui Tom Hanks veste i panni di un avvocato malato di AIDS che verrà aiutato e difeso in tribunale dal collega Joe (interpretato da Denzel Washington).

Vi ritroverete con il divano inzuppato di lacrime ma è un film che andrebbe rivisto almeno una volta all’anno.

 

La vita è bella (1997)

 

Ci sono film che, facendoti ridere, ti fanno piangere non di gioia bensì di dolore lancinante.

È il caso de La vita è bella, il capolavoro che ha fatto conoscere il nostro Roberto Benigni in tutto il mondo.

Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta di Guido e della sua famiglia, deportati in Germania in un lager perché ebrei. Per salvare l’innocenza del piccolo Giosué, Guido gli farà credere di essere al centro di un gioco.

Un film che ribalta la drammaticità mescolandola alla comicità, escamotage che rende il tutto ancora più devastante. Si tratta di un capolavoro da vedere e rivedere, tenendo a portata di mano (e di naso) una cospicua scorta di fazzoletti.

 

Il miglio verde (1999)

 

Il gigante di colore John Coffey arriva nel braccio della morte, accusato di avere ucciso due bambine. Qui conoscerà il capo delle guardie Paul Edgecombe (interpretato da Tom Hanks) e i suoi uomini che resteranno incantati dall’ingenuità, dalla bontà e dalla magia che aleggia attorno a quell’uomo.

Una pellicola che vi farà singhiozzare dai titoli di testa fino a quelli di cosa, assicurandovi il naso rosso per almeno una settimana.

 

Requiem for a Dream (2000)

 

Se la tragedia greca esistesse ancora, troverebbe in questo capolavoro diretto da Darren Aranofsky il proprio acme. Quattro vite ai margini con altrettante storie di solitudine, degrado e depressione che volgeranno a un comune finale tragico, causato dalla vera prima donna del film: la dipendenza.

Sara è una casalinga depressa dipendente dalla televisione che sogna di partecipare a uno show televisivo. Sperando di rientrare nel vecchio vestito rosso con cui vorrebbe comparire sullo schermo, si lancia in una dieta ferrea e allucinante fatta di pochissime calorie e tantissime anfetamine; suo figlio Harry è un tossicodipendente che continua a rubare il televisore alla madre e a venderlo a un rigattiere per comprare la roba per sé, per l’amico Tyrone e per la fidanzata Maryon.

Si tratta di una pellicola che sembra un’opera d’arte, con frame di una bellezza tale da provocare una sorta di Sindrome di Stendhal.

La drammaticità arriva a livelli quasi intollerabili quindi se state cercando un film che vi tiri su il morale non fa certo al caso vostro ma se invece volete capire quanto il vostro morale non necessiti di essere tirato su perché in fin dei conti voi di problemi non ne avete, guardate Requiem for a Dream.

 

 

A Beautiful Mind (2001)

 

Il bellissimo film che racconta la vita di John Forbes Nash, uno dei più importanti matematici del XX secolo, è un ottimo esemplare di film drammatico.

La pellicola segue step by step il personaggio, perennemente in bilico tra genialità allo stato puro e schizofrenia anch’essa allo stato puro.

Una storia che toccherà le corde più profonde del vostro cuore, facendo emergere lacrime così calde da scottarvi il viso.

 

La 25a ora (2002)

 

Prima di entrare in carcere per scontare una pena di sette anni per spaccio di droga, a Monty Brogan restano ventiquattro ore di libertà.

Le vivrà girando per New York assieme alla sua ragazza e ai suoi due migliori amici, facendo un bilancio della sua vita.

Uno dei film più intensi e devastanti di Spike Lee che, grazie alla maestria attoriale di Edward Norton e a una sceneggiatura da brivido, regala 135 minuti di commozione e disperazione a chiunque si metta di fronte alla storia di Monty.

Un film da divorare con gli occhi e il cuore soprattutto se si amano le storie sfortunate incorniciate da città del calibro della Grande Mela.

 

Oldboy (2003)

 

Dae-Su è un padre di famiglia che viene rapito e rinchiuso in una stanza per quindici lunghi anni. Improvvisamente gli viene concesso di uscire e, neanche a dirlo, incomincerà il suo viaggio verso la meta da lui più ambita: la vendetta.

Questo gioiellino rispetta perfettamente i canoni della tragedia classica, regalandoci un dramma dal ritmo serrato e dai colpi di scena strabilianti che vi lasceranno di stucco.

Qui le lacrime si profondono all’adrenalina.

 

Million Dollar Baby (2004)

 

Maggie Fitzgerald è una cameriera trentenne che sogna di diventare una famosa boxeuse, motivo per cui fa una corte spietata all’allenatore Frankie Dunn perché diventi il suo coach. Tuttavia Frankie non ne vuole sapere di allenare una donna ma qualcosa gli farà cambiare idea…

Una delle tante prove di sensibilità filmica e umana di Clint Eastwood, regista e coprotagonista di questo capolavoro assieme a una straordinaria Hilary Swank.

Oltre alla storia altamente commovente, la riuscita di questa pellicola si deve proprio all’accoppiata Swank-Eastwood. Preparatevi a piangere come non mai.

 

Mare dentro (2004)

 

Il racconto della drammatica storia vera di Ramón Sampedro, un ragazzo di venticinque anni diventato tetraplegico che passa il resto della vita a rivendicare il diritto all’eutanasia, diventando un caso mediatico e politico in Spagna, è sfociato in un film che fa della disperazione la propria cifra stilistica.

Già a partire dalla trama, è praticamente impossibile non riversare un mare di lacrime; se poi aggiungete la bravura attoriale di Javier Bardem, tale da toccare le corde giuste di qualsiasi spettatore, la disperazione più drammatica è assicurata.

 

Le vite degli altri (2006)

 

Gerd Wiesler è un capitano della STASI (il Ministero per la Sicurezza di Stato) durante la Repubblica Democratica Tedesca.

Il suo lavoro consiste nell’intercettare e spiare la gente attraverso telefoni, cimici ambientali e pedinamenti, ritrovandosi così a vivere voyeristicamente le vite degli altri messe a titolo.

Un film straordinario in cui lo spettatore si rispecchierà in quel ruolo già da spettatore che ricopre il protagonista.

 

Into the Wild (2007)

 

La drammatica storia vera del giovane Christopher McCandless viene raccontata in questo capolavoro firmato Sean Penn. Dopo la laurea, il ragazzo decide di partire all’avventura, inoltrandosi nelle terre selvagge ed estreme dell’Alaska.

Un film da chapeau che vi farà piangere con ogni trucco messo a disposizione dalla settima arte: una regia spettacolare, una recitazione da standing ovation, una scrittura impeccabile e, last but not least, una colonna sonora da brivido curata da Eddie Vedder.

 

 

Shutter Island (2010)

 

Un po’ thriller, un po’ noir, un po’ spy story… un po’ tutto, insomma, in primis film drammatico.

Ambientato negli anni Cinquanta, racconta la storia di due agenti federali inviati per un'indagine nel manicomio criminale di Shutter Island a seguito della misteriosa scomparsa di una paziente, l'infanticida Rachel Solando. Ma sull’isola usciranno segreti e misteri che mai nessuno si sarebbe aspettato, tantomeno lo spettatore…

Si tratta della pellicola perfetta per chi ama suspense e lacrime copiose.

 

 

Il discorso del Re (2010)

 

L’iter con cui Re Giorgio VI riuscirà a correggere la sua invalidante balbuzie che lo rende timido all’inverosimile e incapace di svolgere con la dovuta sicurezza il suo ruolo da reggente è davvero commovente ed emozionante.

Questo film vi farà piangere ma al contempo capirete che nulla è impossibile, basta volerlo.

 

Mommy (2014)

 

Tre esseri umani emarginati dal proprio dolore si incontrano. Una è Die, giovane ed esuberante vedova che si ritrova a riaccogliere in casa Steve, suo figlio adolescente affetto da sindrome da deficit di attenzione e iperattività, per poi fare la conoscenza di Kyla, una vicina di casa misteriosa e silente a causa della sua balbuzie che le rende difficile aprirsi con gli altri.

I tre si consoleranno a vicenda e troveranno l’uno nell’altra conforto, fino al drammatico esito finale che farà sì che ciascuno dei tre debba cavarsela da solo, reggendosi sulle proprie gambe.

Un bellissimo e originale film che vi farà piangere, soffrire e soffocare non solo grazie al talento degli attori e alla regia ineccepibile ma addirittura usando come escamotage le bande nere della pellicola. Guardare per credere.

 

 

Boyhood (2014)

 

Un film diventato un caso e un esperimento psicologico: la storia di una famiglia viene raccontata seguendo in tempo reale la vita di un ragazzino per dodici anni, dalla prima elementare fino alla fine del percorso scolastico.

Intenso, emozionante e molto originale.