Seicento articoli, 1000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti accusati di pedofilia, una storia che comincia decenni prima e che viene fuori solo nel 2002 con uno scandalo mondiale dovuto alla super inchiesta del giornale americano Boston Globe. Il pool di giornalisti investigatori, che lavorano insieme in una newsroom intitolata Spotlight, tenaci, senza fretta, testardi, a schiena dritta, coraggiosi, vince il Pulitzer. Più o meno un caso Watergate sulla omertosa chiesa americana in fatto di pedofilia. E     esattamente come fu per l'inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post, la bella lezione di giornalismo come si deve arriva, per la prima volta in tv, su Sky Cinema Uno e Sky Cinema Oscar. Appuntamento per lunedì 20 febbraio alle 21,15 e alle 21.45

Presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2016 e poi vincitore del premio Oscar come miglior film , Il caso Spotlight, ha fatto subito parlare di sé., ricordando  anche nei ritmi e nel modo di girare Tutti gli uomini del presidente con Hoffman e Redford e va, quindi di diritto  ad aggiornare la lista di film belli e credibili sul giornalismo d'inchiesta. Il film scritto (con Josh Singer) e diretto da Tom McCarthy tratta infatti un argomento a dir poco scottante, raccontando la storia dell’equipe di reporter del Boston Globe che ha gettato luce sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica.
 

I colleghi del pool di Spotlight, cani sciolti del Boston Globe, lavorano senza orari e senza l'incubo del pezzo del giorno dopo, martellano le fonti, consultano i documenti in biblioteca, bussano alle porte di probabili testimoni in un giogo concentrico che vuole, da un singolo caso di denuncia di molestie, capire se c’è un sistema più grande, un coinvolgimento di istituzioni e gerarchie, un’omertà colpevole. E scoprono tassello dopo tassello nel corso di mesi tutto questo e oltre, compresi documenti pubblici secretati contro le leggi, accordi sottobanco con l'arcidiocesi di Boston e soprattutto, cosa che ha creato scandalo mondiale, la copertura colpevole del cardinale di Boston, Bernard Law, che sapeva da sempre e comprava i silenzi semplicemente spostando i preti pedofili da una parrocchia all'altra o mettendoli temporaneamente in malattia. Ritmo incalzante e una sceneggiatura che fa centro riuscendo a non perdersi dietro il filo delle tante singole storie.
 

Michael Keaton è il caporedattore di Spotlight, Stanley Tucci l'avvocato armeno che difende le vittime ma non vuole finire in prima pagina, Rachel McAdams una giornalista appassionata e compassionevole che riesce ad entrare empaticamente in contatto con chi vorrebbe dimenticare il passato di molestie, mentre Mark Ruffalo è il cronista mastino che non si ferma davanti a nessun no. Liev Schreiber interpreta il neo direttore del giornale: è ebreo, viene da Miami, di Boston ha solo la mappa per orientarsi e alla prima riunione spiega cosa vuole dai suoi: rendere il giornale indispensabile ai lettori con inchieste e approfondimenti. Era il 2002, Internet c'era e aveva già capito tutto.