Di Paolo Nizza

Susy Benner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre accademia di Friburgo. Partì un giorno alle nove di mattina dall'aeroporto di New York e giunse in Germania alle 22.45 ora locale.”.
(Introduzione di Suspiria, voce narrante di Dario Argento)

Si sa: il diavolo alberga nei dettagli. Sicché preciso come un perfido metronomo, il mago del terrore scandisce l'inizio dell'incubo. La porta a vetri automatica di un aeroscalo si schiude su una dimensione di puro male.

 


La foresta nera con il suo carico di leggende e sortilegi, raccontati dai Fratelli Grimm, abbraccia nella sua stretta mortale la malcapitata Susy che ha il volto di Jessica Harper, già oggetto del desiderio del Fantasma del Palcoscenico, diretto da Brian De Palma. La danza macabra ispirata da quell'oppiomane incallito di Thomas e dal suo Suspiria de Profundis si dipana tra un segreto e un iris blu, tra larve e pipistrelli. Dai tempi di Faust e dalla notte di Valpurga, le streghe ballano e non da sole, perché, come i nani, hanno cominciato da piccole.

 

 


Infatti, Inizialmente Suspiria era ambientato in una scuola per bambine, tra gli undici e i quattordici anni, ma il distributore si oppose. Dario Argento però tenne quello spirito, facendo comportare le protagoniste come bambine: capricci, dispetti, giochi di parole infantili ("Sai cosa si dice delle persone i cui nome inizia con la lettera S: che sono serpenti”). Inoltre il regista utilizzò degli artifici visivi per inviare allo spettatore un effetto inconscio. Per esempio, le maniglie delle porte sono poste molto più in alto del normale.  


 


D’altronde Suspiria è una favola, una fiaba, una versione horror di Biancaneve e i sette nani. A partire dall'innaturale sangue rosso aceto, per ribadire che la realtà per come la conosciamo, non abita qui.  La malìa del technicolor cara al cinema Walt Disney, di John Ford, della coppia Powell-Pressburg, in Suspiria si trasfigura nella tavolozza di un artista folle e maledetto. Il geniale direttore della fotografia di Luciano Tovoli ritrae la paura con la forza espressionista di un Francis Bacon. Le dominanti cromatiche giocano a rimpiattino, fotogramma dopo fotogramma. In Suspiria, il cinema è letteralmente la morte al lavoro. Il rosso della facciata dell'Accademia di danza, il blu del salone interno, il verde della stanza di Olga, il nero della foresta si confondono, sino all’astrazione, in questo film che per volere dello stesso Argento, non ha un'inquadratura uguale all'altra. Un deliquio di scenografie art déco dal gusto lisergico per un'orgia di spaventi e sospiri.
 

 


Nell’esoterica Friburgo La Haus zum Walfisch (Casa della balena), il palazzo cinquecentesco dove abitò Erasmo da Rotterdam e dove si dice scrisse L'elogio della follia è cosi una sorta di ventre della Bestia, infestato da parassiti veri e presunti. E poco importa che l’accademia fu ricostuita a Roma negli studi De Paolis perché la casa di Erasmo era diventata una banca (sic transit gloria mundi). La fantasia malata è al poter in questo film che riesce a restituire tutto il male del mondo in una sequenza complessa e impressionante girata nella Koenigsplatz (la piazza di Monaco di Baviera), in cui Adolph Hitler era solito tenere le sue oceaniche adunate. Una scena epocale e spaventosa in cui il povero Flavio Bucci scopre che non sempre il cane è il miglior amico dell’uomo.

 

 

E la si può anche pensare come lo scettico psichiatra Frank Mandel (interpretato da un giovane Udo Kier) che la sfortuna non è data dagli specchi incrinati, ma dai cervelli incrinati. Ma qualcosa di bizzarro accadde comunque durante le riprese di Suspiria: orologi funzionanti che si arrestavano improvvisamente, oggetti di scena scomparsi, scene girate e non impresse sulla pellicola. Basta ascoltare la testimonianza di Barbara Magnolfi, che nel film vestiva i panni della riottosa Olga. “Durante le riprese, all'improvviso scoppiò un terribile temporale: “Ero fuori dallo studio con Dario, stavamo parlando della scena da girare e tutto a un tratto cadde una trave sul set colpendo qualcuno e per poco anche me. Questo sicuramente fu inquietante, tant'è che creò disagi all'intera troupe.”.
 

 

 

 

 


Insomma, non è vero, ma ci credo. Per cui tra omaggi visivi a Escher e tributi di sangue alla regina Grimilde, non si può che essere d'accordo con il professor Milius “la magia è «quoddam ubique, quoddam semper, quoddam ab omnibus creditum est». Che significa: «la magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta».

 

 

E Suspiria può essere persino una taumaturgica panacea. Basta leggere le parole di Banana Yoshimoto:

"Da piccola mi sono sempre sentita diversa, pensavo di essere pazza ed ero terribilmente sola. Verso i quattordici anni però ho visto Suspiria e tutto il mondo che avevo nella mia mente era lì, in quei colori e quelle immagini. Capii che non ero più sola. Forse se non avessi visto quel film, e non fossi uscita dal mio cerchio di solitudine, avrei finito per uccidermi."

 

 


Resta quindi l'alito di morte della Mater Suspiriorum. Elena Markos, la regina nera gioca la sua partita a scacchi con le sue vittime sacrificali in tutù e scarpette da ballo. E pensare che a interpretarla è un anziana signora di 94 anni che Argento trovo in un ospizio. Invece, nei panni della Vestali del male ci sono due miti della storia del cinema: Joan Bennett, la seducente musa di Fritz Lang, qui alla sua ultima interpretazione e Alida Valli, l'insegnante che nessuno vorrebbe avere. Perché per citare le parole di Argento: "La scuola è luogo di stregoneria. Cercano di manipolare la tua anima, le tue conoscenze. Le maestre sono streghe che ti terrorizzano”.
 

 


Scritto insieme a Daria Niccolodi, che contribuì  in maniera massiccia alla sceneggiatura, inserendo anche i racconti di sua nonna che da giovane era scappata da una scuola, convinta che si praticasse la magia nera, il film ha una colonna sonora fuori dall’ordinario.  Composto dai Goblin , il suono principale usato in Suspiria è quello del bouzouki, uno strumento a corde greco, comprato dallo stesso Dario Argento durante un viaggio ad Atene. Inoltre il gruppo capitanato da Claudio Simonetti mixò il sintetizzatore Moog di allora, con il bouzouki e gli strumenti indiani sitar e tabla, ma pure frasi bisbigliate e tappi di bottiglia.

 

 


Così, tra  una citazione ipnotica del Bacio della pantera e in attesa del remake firmato da Luca Guadagnino, dopo quaranta anni, Suspiria continua a  intrappolarci nella sua spirale di follia. Le immagini del film ci imprigionano, come accade alla  sventurata Stefania Casini, in un letale groviglio di fili metallici. Ma in fondo le nostre fobie le nostre angosce, non somigliano a legami, intrecci, nodi che non possiamo e forse non vogliamo sciogliere?

Perché la paura, Dario Argento ce lo ha insegnato, può essere un piacere.