Che rumore ha la felicità se lo chiedevano i Negrita già nel 2008. Quasi dieci anni dopo ad approfondire il tema arriva il nuovo film di Walter Veltroni che si intitola Indizi di Felicità. E' prodotto da Palomar e Sky Cinema, è distribuito da Nexo Digital: uscirà nelle sale cinematografiche soltanto nei giorni 22-23-24 maggio. In concomitanza col primo giorno di uscita al cinema in una delle sale del Cinema Anteo di Milano interverranno Walter Veltroni, Ilaria D’Amico e Antonio Albanese: l'evento che precederà la proiezione sarà proposto in diretta e in contemporanea in tutte le sale.

Cosa ci porta a scandagliare Veltroni? La domanda intorno alla quale ruotano le immagini e le interviste è così semplice da non trovare una risposta altrettanto semplice: è legittimo, è pensabile cercare di essere felici in una stagione umana e sociale così complessa, discussa, controversa e colma di paure come quella che stiamo vivendo? Il passo successivo è: ha ancora un valore il carpe diem? Si può ancora sentire scivolare sulla pelle quell'inebriante sensazione che ci segna per un minuto o per una vita mentre tutto intorno non ci sono appigli e ogni idea pare franare? Indizi di felicità cerca di fornire delle risposte durature a questi quesiti a partire dalla edificazione delle ipotesi di felicità che possono germogliare dalle persone comuni, dal loro vissuto personale, familiare, professionale. Le storie messe in fila e raccontate da Walter Veltroni costituiscono un incontro importante e si basano sulle piccole gioie della quotidianità, che possono essere l’arrivo di una notizia a lungo attesa o un momento di crisi profonda che volge al termine. Perché quando meno ce lo si aspettiamo la felicità appare e nelle sue forme concrete. Non dimentichiamo mai che la felicità non è un miraggio ma una concreta esperienza rientra nella sfera del possibile e della bella vita.

Così Walter Veltroni racconta il suo Indizi di Felicità:
È possibile essere felici? Esistono esperienze di felicità? “Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla”. Sono le parole della lettera di Epicuro a Meneceo. Quali sono le “cose che fanno la felicità”? Non esiste una felicità che comprenda una vita intera. La felicità esiste anche perché esiste il dolore. La felicità non è mai uno stato permanente. È una condizione che non ha tempo. Può essere una giornata, un mese, un istante. Può essere un’esperienza vissuta o un pensiero. Può essere una rinuncia o persino l’eclissi del suo opposto, il dolore. La felicità è relativa, relativa alla condizione sociale, anagrafica, psicologica, umana di ciascuno. La felicità è una farfalla, non uno scoglio. Vola, non sta. Vorrei trovare la felicità vissuta e quella raccontata, quella immaginata e quella perduta. Cercheremo le persone che possano
raccontarci esperienze di felicità, quei momenti unici nei quali si è sentita la pienezza delle possibilità della vita. Luoghi, risultati, amori, scoperte, conoscenze, sorprese, passioni, appagamenti estetici. Umberto Eco ha scritto: “La questione è che la felicità, come pienezza assoluta, vorrei dire ebbrezza, il toccare il cielo con un dito, è situazione molto transitoria, episodica e di breve durata: è la gioia per la nascita di un figlio, per l’amato o l’amata che ci rivela di corrispondere al nostro sentimento, magari l’esaltazione per una vincita al lotto, il raggiungimento di un traguardo (l’Oscar, la coppa, il campionato), persino un momento nel corso di una gita in campagna…”. Ma nel racconto ricorderemo che “la felicità è reale solo se viene condivisa” come scrisse Chistopher McCandless, il protagonista di “Into the Wild”. La felicità propria può persino vivere in quella degli altri. Le persone che sono state felici ci racconteranno quella loro esperienza nei luoghi in cui l’hanno vissuta. Luoghi la cui visione sarà importante per la struttura narrativa del film. Come lo saranno anche dei siti abbandonati: monumenti di una felicità vissuta e perduta o semplicemente, possibile. Gli intervistati racconteranno anche i momenti in cui la felicità è stata conosciuta dentro o nonostante la Storia: la Liberazione, l’11 settembre. Altri parleranno di amori, di padri, di sogni, di momenti. Luoghi, persone, momenti: gli indizi di felicità. Un sentimento possibile, anche in tempi di passioni tristi.

Sorrisi

Luoghi

Ricordi