Valeria Bruni Tedeschi contagia di "Pazza Gioia" i David di Donatello

Valeria Bruni Tedeschi (e il suo alter ego cinematografico Beatrice) vince il David di Donatello 2017 come migliore attrice protagonista. Il suo discorso sul palco è una bella pagina di recitazione, un momento che resterà nella storia del David. Ve lo raccontiamo, in parole e immagini

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Chi non ha visto La Pazza Gioia ha potuto comprenderne la grandezza. Ma chi lo ha visto ne ha compreso addirittura l'immensità. Perché Valeria Bruni Tedeschi, che ha portato a casa il suo quarto David di Donatello (su cinque candidature), al momento di riceverlo ha voluto al suo fianco Micaela Ramazzotti, amica nella vita e compagna di viaggio in quella bella avventura che si chiama La Pazza Gioia e che di David ne ha conquistati cinque. Il discorso che ha improvvisato sul palco, con lo stesso approccio di Beatrice, il suo scapestrato personaggio, è degno del teatro dell'assurdo di Samuel Beckett.

Si è alzata tra gli applausi della sala, il vestito si è incastrato sul tacco, qualche goffaggine per liberarsi e poi, giunta sul palco le mani davanti alla bocca, nell'enigmatico gesto di chi vuole contenere l'emozione. Ma un attimo dopo, Valeria, l'emozione, l'ha liberata, eccome. E la mano tratteneva il riso in attesa di ciò che Valeria sta per inventare. La prima cosa è stata sbriciolare il protocollo che prevede 45 secondi di ringraziamenti. Li ha moltiplicati per il coefficiente misterioso dell'arte dell'improvvisazione. Perché anche se un foglio con qualche appunto in mano l' aveva, beh tra una sbirciata, una improvvisata e la mimica facciale ha ipnotizzato il popolo del cinema.


Siccome Beatrice non esisterebbe senza Donatella (Micaela Ramazzotti) eccole entrambe davanti al microfono "perché siamo come Stanlio e Ollio". Inizia ora il mantra "devo fare in fretta" che moltiplica quel senso di euforica confusione che ha contagiato un po' tutti. Il primo ringraziamento è per quel rivoluzionario che fu Franco Basaglia che mutò la concezione di malattia mentale in Italia e che ancora oggi è ritenuto un precursore. Non dimentichiamo, e lo dimostrano tanti documenti, che una volta bastava che qualcuno ritenesse strani i comportamenti di un famigliare per decretarne l'internamento. A volte perpetuo.

Valeria Bruni Tedeschi ringrazia il regista Paolo Virzì "che mi guarda con tenerezza" e la sua amica Barbara che all'asilo le dichiarò la sua amicizia e le cedette un po' della sua focaccia "facendomi sentire magicamente non più sola". Ride tra una parola e l'altra, ride anche Micaela Ramazzotti che l' abbraccia affettuosamente. Ringrazia gli amici "senza i quali non potrei vivere e la mia povera psicanalista. Poi Leopardi, Ungaretti e Pavese...". E le inquadrature sugli ospiti mostrano attacchi di ridarella che, soprattutto per le donne, si trasformano in rivoli di fard che scendono sulle gote come quelli di Ozzy Osbourne. I ringraziamenti proseguono con Natalia Ginzburg "i cui libri mi illuminano e consolano. Anna Magnani, Gena Rowlands e suo marito (John Cassavetes, ndr), De André, mia mamma, mia zia, mia sorella e ancora Paolo Virzì e tutti gli altri registi che mi hanno accolta nei paesi della loro fantasia. E anche quelli che mi accoglieranno in futuro e mi faranno vivere questa vita parallela che è il cinema". Un pensiero va agli uomini che ha amato, che l'hanno amata e anche a quelli che l'hanno abbandonata e un grazie "agli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini e ringrazio...voi".

Ecco il discorso integrale pronunciato da Valeria Bruni Tedeschi:

"Vorrei condividere questo premio con Micaela Ramazzotti, perché senza di lei, senza Donatella, Beatrice non potrebbe esistere. Siamo un po' come Stanlio e Ollio. Io sarei Stanlio e lei Ollio. O Sancho Panza e Don Chisciotte. Poi..cerco di fare in fretta [sfoglia le pagine del discorso in modo ansioso].. ringrazio Franco Basaglia che cambiò radicalmente l'approccio della malattia mentale in Italia, ringrazio Paolo Virzì che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura

Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose ufficialmente la sua amicizia il primo giorno di asilo e mi dette un po' della sua focaccia facendomi sentire magicamente non più sola.

Ringrazio poi i miei amici, le mie amiche senza i quali non potrei vivere. La mia povera psicoanalista [ride, risate e applausi tra il pubblico]. Faccio in fretta .

Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese ma soprattutto..non ce la farò..Natalia Ginzburg, i cui libri mi illuminano e mi consolano.
 

Ringrazio Anna Magnani, Gena Rowlands e suo marito, De Andrè, Chopin, mia madre, Brassens, mia sorella, mia zia. Ringrazio di nuovo Paolo Virzì che mi ha scelta per interpretare questo personaggio meraviglioso, triste, buffo e fantasioso.

E tutti i registi che mi hanno accolto nel paese meraviglioso della loro fantasia. E in anticipo ringrazio quelli che forse mi accoglieranno ancora e mi permetteranno di vivere questa vita parallela che è il cinema.
 

Ringrazio gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata, perché mi sento fatta di tutti loro, ed è a loro che mi racconto. Ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Ecco. E grazie a voi. Scusatemi."

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Chi non ha visto La Pazza Gioia ha potuto comprenderne la grandezza. Ma chi lo ha visto ne ha compreso addirittura l'immensità. Perché Valeria Bruni Tedeschi, che ha portato a casa il suo quarto David di Donatello (su cinque candidature), al momento di riceverlo ha voluto al suo fianco Micaela Ramazzotti, amica nella vita e compagna di viaggio in quella bella avventura che si chiama La Pazza Gioia e che di David ne ha conquistati cinque. Il discorso che ha improvvisato sul palco, con lo stesso approccio di Beatrice, il suo scapestrato personaggio, è degno del teatro dell'assurdo di Samuel Beckett.

Si è alzata tra gli applausi della sala, il vestito si è incastrato sul tacco, qualche goffaggine per liberarsi e poi, giunta sul palco le mani davanti alla bocca, nell'enigmatico gesto di chi vuole contenere l'emozione. Ma un attimo dopo, Valeria, l'emozione, l'ha liberata, eccome. E la mano tratteneva il riso in attesa di ciò che Valeria sta per inventare. La prima cosa è stata sbriciolare il protocollo che prevede 45 secondi di ringraziamenti. Li ha moltiplicati per il coefficiente misterioso dell'arte dell'improvvisazione. Perché anche se un foglio con qualche appunto in mano l' aveva, beh tra una sbirciata, una improvvisata e la mimica facciale ha ipnotizzato il popolo del cinema.


Siccome Beatrice non esisterebbe senza Donatella (Micaela Ramazzotti) eccole entrambe davanti al microfono "perché siamo come Stanlio e Ollio". Inizia ora il mantra "devo fare in fretta" che moltiplica quel senso di euforica confusione che ha contagiato un po' tutti. Il primo ringraziamento è per quel rivoluzionario che fu Franco Basaglia che mutò la concezione di malattia mentale in Italia e che ancora oggi è ritenuto un precursore. Non dimentichiamo, e lo dimostrano tanti documenti, che una volta bastava che qualcuno ritenesse strani i comportamenti di un famigliare per decretarne l'internamento. A volte perpetuo.

Valeria Bruni Tedeschi ringrazia il regista Paolo Virzì "che mi guarda con tenerezza" e la sua amica Barbara che all'asilo le dichiarò la sua amicizia e le cedette un po' della sua focaccia "facendomi sentire magicamente non più sola". Ride tra una parola e l'altra, ride anche Micaela Ramazzotti che l' abbraccia affettuosamente. Ringrazia gli amici "senza i quali non potrei vivere e la mia povera psicanalista. Poi Leopardi, Ungaretti e Pavese...". E le inquadrature sugli ospiti mostrano attacchi di ridarella che, soprattutto per le donne, si trasformano in rivoli di fard che scendono sulle gote come quelli di Ozzy Osbourne. I ringraziamenti proseguono con Natalia Ginzburg "i cui libri mi illuminano e consolano. Anna Magnani, Gena Rowlands e suo marito (John Cassavetes, ndr), De André, mia mamma, mia zia, mia sorella e ancora Paolo Virzì e tutti gli altri registi che mi hanno accolta nei paesi della loro fantasia. E anche quelli che mi accoglieranno in futuro e mi faranno vivere questa vita parallela che è il cinema". Un pensiero va agli uomini che ha amato, che l'hanno amata e anche a quelli che l'hanno abbandonata e un grazie "agli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini e ringrazio...voi".

Ecco il discorso integrale pronunciato da Valeria Bruni Tedeschi:

"Vorrei condividere questo premio con Micaela Ramazzotti, perché senza di lei, senza Donatella, Beatrice non potrebbe esistere. Siamo un po' come Stanlio e Ollio. Io sarei Stanlio e lei Ollio. O Sancho Panza e Don Chisciotte. Poi..cerco di fare in fretta [sfoglia le pagine del discorso in modo ansioso].. ringrazio Franco Basaglia che cambiò radicalmente l'approccio della malattia mentale in Italia, ringrazio Paolo Virzì che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura

Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose ufficialmente la sua amicizia il primo giorno di asilo e mi dette un po' della sua focaccia facendomi sentire magicamente non più sola.

Ringrazio poi i miei amici, le mie amiche senza i quali non potrei vivere. La mia povera psicoanalista [ride, risate e applausi tra il pubblico]. Faccio in fretta .

Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese ma soprattutto..non ce la farò..Natalia Ginzburg, i cui libri mi illuminano e mi consolano.
 

Ringrazio Anna Magnani, Gena Rowlands e suo marito, De Andrè, Chopin, mia madre, Brassens, mia sorella, mia zia. Ringrazio di nuovo Paolo Virzì che mi ha scelta per interpretare questo personaggio meraviglioso, triste, buffo e fantasioso.

E tutti i registi che mi hanno accolto nel paese meraviglioso della loro fantasia. E in anticipo ringrazio quelli che forse mi accoglieranno ancora e mi permetteranno di vivere questa vita parallela che è il cinema.
 

Ringrazio gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata, perché mi sento fatta di tutti loro, ed è a loro che mi racconto. Ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Ecco. E grazie a voi. Scusatemi."