Giffoni 2017, arriva The History: Julianne Moore

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Julianne Moore porta il suo fascino e la sua semplicità a Giffoni 2017 . Incontra i ragazzi del Festival e gli racconta la sua storia, le sue origini, la sua passione, le sue paure ma soprattutto a non smettere mai di seguire le proprie idee, sfociassero anche in una passeggiata da soli. L'intervista

(@BassoFabrizio
Inviato a Giffoni)


Ha portato i valori della vita: la famiglia, gli obiettivi personali, la forza di volontà. L'Oscar c'è, a casa, ma non è quello che fa la differenza. Julianne Moore ha incontrato i ragazzi di Giffoni 2017 come fosse una mamma. La abbiamo intervistata.

Signora Moore ci parli dell’inizio della sua carriera e delle influenze.

Ho sempre amato leggere libri, ho sempre amato l'arte, poi ho avuto un insegnante che mi ha stimolato.
Prima non si sentiva predisposta?
Non ero brava negli sport, non ero una cheerleader, vedevo tanta televisione ma mai mi ha fatto pensare di diventare una attrice.
Quando è accaduto?
L'insegnante ha mostrato una rivista, c'era Meryl Streep che all’epoca era una attrice emergente e mi sono detta che volevo diventare come lei.
Una lezione, insomma.
Ho anche subito capito che per fare questo lavoro non serve la magia ma devi applicarti con costanza.
Come nasce un personaggio?
Devi applicarti con costanza e quello che io cerco è l’anima del personaggio.
Influenze?
Mi ritengo molto influenzata da Robert Altman.
Gli esordi?
Ho iniziato seguendo il filone dei film indipendenti. I soldi che giravano erano pochi ma ho lavorato con molta libertà. Ho fatto tante opere prime.
La regola?
Mai fingere perché la gente se ne accorge. Fingere sarebbe come scambiare Toronto per New York: la gente se ne accorge subito.
Cosa fa un personaggio vincente?
Devi fare in modo che ognuno possa trovarci caratteristiche comuni.
Cosa la affascina del suo lavoro?
Uno degli aspetti che più mi attrae è incontrare la visione del regista.
Con Still Alice è arrivato l'Oscar.
Ho sempre pensato che vincere un Oscar potesse essere straordinario ma fare quello che ti piace lo è di più.
Come è nato il suo personaggio da Oscar?
In questo caso ho letto il libro e mi sono informata e riconosco che avere letto il libro mi ha fatto piangere. Volevo farlo assolutamente anche se è certo che quando inizi un progetto non sai come andrà a compimento. Non è automatico essere emozionati da un ruolo.
Si sente vulnerabile?
Di certo non mi sento impaurita. Il feeling è il feeling. Le emozioni ti percorrono e io non ho paura di viverle anche perché grazie al cinema ogni volta conosci situazioni e stati d’animo differenti. Tutto quello che avviene in un film, che sia recitare o danzare, è una esperienza che ti porti dietro per tutta la vita.
Il valore del recitare dove è?
Recitare ti mette in gioco fisicamente e psicologicamente. Le emozioni vanno affrontate. Io, ad esempio, ho paura di tuffarmi ma non della recitazione, le emozioni forti non devono spaventare.
Torniamo a Still Alice.
Siamo stati tutti accomunati da uno stesso sentimento. Quel che conta è che non devi fingere. Io ho parlato con molti amici per entrare nel ruolo. Ho parlato con dottori e pazienti non avrei potuto affrontare il ruolo senza quei confronti.
Cosa risponde alle discriminazioni sessuali?
Sex sex sex.
L’Oscar come cambia la vita?
E’ un riconoscimento incredibile ma mai come dire ho dei figli. A prescindere non bisogna mai smettere di inseguire i propri interessi e ideali. Qualunque cosa ti piace falla anche se non sai perché, ti porterà da qualche parte, fosse anche solo passeggiare da sola.