Giffoni 2017, arriva Marco Giallini...il mago!

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Marco Giallini ha incontrato i ragazzi del Giffoni Film Festival . Gli ha parlato della sua notorietà adulta, dei suoi personaggi, della passione per la musica e per le moto, della bellezza di stare in casa. Lo abbiamo incontrato

(@BassoFabrizio
Inviato a Giffoni)

Ironico, comico, allegro, provocatore, guascone...Marco Giallini porta la sua arte a Giffoni 2017, al Festival del cinema per i ragazzi, e lo fa col disincanto di chi ha un profondo senso dell'ironia. Al punto da accogliere con leggiadria l'intrusione di una radio italo-americana di New York che tramite il suo mentore a Giffoni si è rubata una buona fetta di conferenza stampa. Partendo dalla sua ironia forte (di Giallini, non della radio) eccovi la chiacchierata con uno degli attori più amati degli ultimi anni.

Giallini talvolta si dice che oggi nel cinema c'è una certa pochezza: cosa ne pensa?
Per fare questo lavoro ci vuole talento, come giocare a pallone. Ci sono il 20 per cento bravi e il 2 per cento fuori classe ma a pallone giocano tutti, quindi c'è un 80 per cento scarso di valore variabile. Nel cinema serve talento come in quasi tutti i lavori.
Come vive la popolarità?
Io sto a casa, aspetto che mi chiamino. Ho voluto diventare popolarissimo per non uscire più di casa.
E' un mago della commedia?
Mago della commedia no, mago e basta.
Da sempre?
A scuola facevo il matto in classe improvvisando il rappresentate di spazzolini da denti, mettendo sulla punta del naso gli occhialini della professoressa. Mi cacciò fuori la prof, ovviamente, ma quando la incontrai, poco dopo, mi disse che avrei fatto l’attore.
Ha fatto una lunga gavetta.
La mia non era gavetta, stavo bene così, con qualche soldo in meno ma anche meno problemi.
La fama è arrivata da uomo maturo.
Il successo è meglio averlo da adulto, da ragazzo sarei morto dopo due giorni. Sono sempre stato scatenatello, non perché facevo una vita alla Steve McQueen.
Quindi?
Mi piacciono le moto e chissà che con due soldi in più mi compravo un missile. Non sono calmo ancora oggi ma ora ho due figli, parecchie vicissitudini alle spalle e, come detto, sto a casa.
Sempre bastian contrario?
Dire compagno o campagna è terribile, mi sa di politica. Avevo una fidanzata che mi voleva portare sempre alla Rinascente e più insisteva più non ci andavo e lo mandata a quel paese.
Che dice ai ragazzi di Giffoni?
Dico che il sogno lo avevo ma non era un sogno vitale. Mi sento vicino a Marcello Mastroianni a costo di passare per immodesto. Passi tutta la vita per raggiungere un traguardo e poi esci con gli occhiali da sole per non farti riconoscere. Poi sbotti, sai che non sei più libero ma ti dicono cose che ti piace sentirti dire. Ti da una botta al cuore. Non capisco chi è così popolare senza fare una nulla: non fa niente e si ritrova due milioni di persone attorno. Per niente.
Ha preferente sui ruoli?
Nessuna tra registro drammatico e comico.
E' spesso protagonista di video musicali.
La lavorazione è come fosse un film, ma li ho fatti sempre per amicizia. Il primo con Frankie Hi Nrg. Mi piace perché la musica occupa un grande spazio nella mia vita, più del cinema. Sono un grande intenditore di rock. So cose del batterista dei Damned che neanche lui sa.
Sta lavorando con Paolo Genovese in The place.
E' un film così corale che posso solo dire che è un grande film, si intitolerà The Place. Ci sono anche attori un po così, tipo Valerio Mastandrea.
La vedremo mai alla regia?
Ognuno ha il lavoro suo. Posso accettare un ruolo da regista però mi servono 20 milioni di euro per chiamare Tarantino a darmi una mano. Sa quale è la differenza tra gli americani e gli italiani?
No, in questo caso.
Gli americani fanno un ponte da un milione di dollari, ci fanno salire un po' di macchine e poi lo fanno esplodere. In Italia la scena è in un bar di periferia e un avventore dice: ha sentito che è esploso un ponte? Loro lo fanno vedere, noi lo raccontiamo che è crollato il ponte.