Jim & Andy: The Great Beyond – La recensione

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Nella ricca sezione di documentari che è stata selezionata per Venezia 74, il fuori concorso offre un delizioso lavoro diretto da Chris Smith e dal titolo improbabilmente lungo e con protagonista Jim Carrey: Jim & Andy: the great beyond – The story of Jim Carrey & Andy Kaufman with a very special, contractually obligated mention of Tony Clifton

(@gabace)

Un festival, al di là dei film in competizione, talvolta regala delle gemme preziose. Come, fuori concorso, il favoloso Jim & Andy: the Great BeyondThe Story of Jim Carrey & Andy Kaufman with a very special, contractuallyh obligated mention of Tony Clifton, che raccoglie ore e ore di backstage abbandonato per 20 anni a casa di Jim Carrey e che documenta la realizzazione del film Man on the Moon, diretto da Milos Forman nel 1999 con Carrey nel ruolo del comico Andy Kaufman, genio televisivo morto prematuramente di cancro ai polmoni a metà degli anni ‘80. E allora, direte voi? Cosa ci sarà di tanto insolito in un banale backstage? Il fatto è che su quel set Jim Carrey decide di indossare la maschera del personaggio che impersona senza mai abbandonarlo, dall'inizio alla fine, dal primo giorno di riprese fino all’ultimo, per mesi e mesi di lavorazione!

All’arrivo in studio non c’è Carrey, ma c’è Kaufman, in sala trucco c’è Kaufman, prima e dopo il ciak c’è ancora Kaufman. Quello che è impressionante del documentario diretto dal regista indipendente Chris Smith – che ha selezionato e montato i materiali ritrovato e intervistato a lungo Carrey - è che tutti gli attori e le maestranze, lo stesso regista, il premio Oscar per Il nido volò sul cuculo, sono alla mercé dell’imprevedibilità di Andy Kaufman. Forman stesso confessa tutta la sua frustrazione e l’enorme stanchezza per la difficile gestione di Carrey che, senza batter ciglio, s’impone di ripercorrere gli stessi passi fatti da Kaufman da vivo: prenderà in giro e litigherà con un wrestler che aveva avuto più di una discussione con il vero Kaufman, finirà in ospedale dopo un incontro di lotta (come era successo realmente al vero Andy), incontrerà persino la vera figlia del comico che non aveva mai avuto la fortuna di conoscere il padre. Di più: visto che Kaufman aveva anche un alter ego, l’ancora più imprevedibile Tony Clifton, un cantante di Las Vegas dal mento prominente, Carrey decide di trasformarsi  - dentro e fuori dal set – anche nel bizzarro Clifton, con effetti esilaranti ma traumatici per la troupe.

Come quando decide di farsi accompagnare su e giù per gli studi della Universal, dove Man on the moon era girato, per irrompere negli uffici di Steven Spielberg.

The Great Beyond è un incredibile documento sul confine labile che distanzia la finzione e la realtà, sulla schizofrenia del mestiere dell’attore e sulla ricerca del proprio “io”. E’ lo stesso Carrey, che fa da commentatore a tutte le immagini del film, a confessare come l’identità di ciascuno di noi vada oltre le strutture che ci sono state imposte dall’alto e da altri (il nome che nessuno di noi si è scelto, il paese dove siamo nati, le scuole da farsi ecc.). Un chiaro riferimento anche al capolavoro di Jim Carrey, quel Truman Show che viene citato di continuo in The Great Beyond: il mondo in cui viviamo è finto e la verità è da ricercarsi nel bene e nel male dentro di noi, fuori dagli schemi posticci della società.