Sweet Country – La recensione

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Applausi alla Mostra del Cinema di Venezia per il film Sweet Country  del regista aborigeno Warwick Thornton. Ispirato a fatti realmente accaduti  è un western pieno di equilibrio stilistico e poesia

(@gabace)

Con opere come Suburbicon e 3 manifesti a Ebbing, Missouri, il cinema Usa visto al Lido non ha paura di condannare il razzismo sempre meno latente e sempre più emergente nella società americana. Anche l’Australia non è da meno: oggi è passato in concorso Sweet Country – anch’esso applaudito, come quasi tutti i film in competizione – che, attraverso un fatto realmente accaduto negli anni 20 del secolo scorso - mostra come anche quello che oggi è uno dei continenti più civilizzati del mondo abbia nel suo DNA la sopraffazione dell’uomo bianco su quello nero.

Il regista aborigeno Warwick Thornton costruisce un western in cui il protagonista è un altro aborigeno, Sam, che per salvare se stesso e sua moglie uccide per legittima difesa un proprietario terriero bianco, alcolizzato e ovviamente razzista. Assieme alla moglie incinta (è stata violentata dall’uomo che sarà poi ucciso da Sam) scapperà attraversando il deserto australiano per tentare di sfuggire all’inflessibile sergente Fletcher (il grande Bryan Brown) che lo bracca per arrestarlo e impiccarlo. Avrà un regolare processo, all’aria aperta perché il giudice, in mancanza di una chiesa, si rifiuterà di celebrarlo nell’unico locale della piccola città, un saloon pieno di ubriaconi. La fuga di Sam ci permette di restare incantati dalla bellezza dei vasti scenari australiani, di incontrare dei veri aborigeni e di apprezzare che non tutti i bianchi sono vittime del pregiudizio.

Come Sam Neill, il protagonista di Jurassic Park, il cui personaggio, mite e fortemente cristiano, punta sul rispetto tra razze diverse perché “di fronte a Dio tutti gli uomini sono uguali”. Sweet Country – titolo ironico per una terra che per molti versi dolce proprio non è – ha tutte le classiche caratteristiche di un western contemporaneo in cui la differenza tra buoni e cattivi non dipende dal colore della pelle ma dal rispetto della legge e della dignità umana. Tra le poche note di originalità rispetto al canone c'è l’uso nel montaggio di alcuni veloci flashforward che anticipano la sorte di alcuni personaggi. Protagonista a parte, il cui destino sarà determinato, più che dalla giustizia umana, dall’istinto di conservazione dei rapporti di forza razziali.