Venezia 2017, Jusqu’à la garde: la recensione

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Jusqu’à la garde di Xavier Legrand, in concorso oggi e accolto calorosamente dalla stampa, è un viaggio nella violenza domestica, racconta, anche in modo crudo, l'energia che una donna mette in campo per proeteggere i suoi figli

(@gabace)

Cosa può succedere quando una coppia scoppia, quando ci sono i figli di mezzo e l’uomo è manesco? E’ l’assunto del francese Jusqu’à la garde di Xavier Legrand – in concorso oggi e accolto calorosamente dalla stampa - che racconta in maniera energica e convincente i meccanismi psicologici che si innescano nella mente di un uomo nella condizione di Antoine Besson (uno spaventoso Denis Ménochet, dal fisico imponente e lo sguardo poco rassicurante). La moglie Miriam (Lea Drucker), per proteggere dalle violenze di Antoine i due figli (una ragazza diciottenne e un ragazzino), ne chiede la custodia esclusiva, cambia casa e numero di telefono. Ma l’uomo – che accusa la moglie di dire bugie per ingannarlo e sottrarle i figli - ottiene dal giudice di poter vedere ogni due weekend il minore, Julien (Thomas Gioria, un plauso a questo ragazzino per un ruolo complicatissimo ed emotivamente traumatico). Julien è prima intimorito, poi terrorizzato quando l’uomo, manipolandolo, lo costringe a rivelare prima il nuovo numero di telefono della madre e poi l’indirizzo della nuova casa. Fino al gran finale, quando Antoine, armato di fucile tenta di irrompere a casa della moglie.

Jusqu’à la garde è un film tesissimo che parte lentamente (l’incipit è una lunga discussione tra il giudice e i legali sulla custodia dei due ragazzi) ma che cresce con rapidità fino a un climax che angoscia. Non siamo ovviamente ai livelli di Shining, una delle pellicole che, con Kramer contro Kramer e La morte corre sul fiume, il regista francese ha considerato tra i suoi modelli. Ma il livello di ansia che gradatamente Legrand inocula allo spettatore è più che sufficiente per metterci a disagio. E a farci riflettere sulle violenze domestiche degli uomini che odiano non solo le donne, ma anche i propri figli.