Ambra Angiolini: "Sono diventata famosa per sbaglio"

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Ambra Angiolini
@Getty Images

Sono stata un personaggio un po’ sfigato. Tutto ciò che va molto di moda ti accorgi dopo un po’ che non va più”. Ambra Angiolini si racconta a Fuoricinema 2017 che la vede protagonista in uno degli incontri della kermesse milanese. L’intervista a Ambra Angiolini

Conduttrice tv, showgirl, opinion girl, cantante, conduttrice radiofonica e infine attrice, Ambra Angiolini si racconta al pubblico di Fuoricinema in uno degli ultimi incontri organizzati dalla rassegna milanese giunta quest’anno all'edizione numero uno.

Non si è mai lamentata delle critiche, non è nemmeno in quota rosa, ma ha fatto tesoro (lo ha detto lei) di qualche osservazione e oggi è una donna matura, consapevole e felice.

“Sono diventata famosa per sbaglio poi però ho desiderato avere un mestiere. Credo di averlo ottenuto a 36 anni. Ho sempre sentito tanto la differenza tra l’essere famosa e avere un lavoro”.

È stata spesso definita un’attrice molto eclettica.
Certe volte ci innamoriamo troppo di un qualcosa che però non possiamo gestire. E quando quel qualcosa va per una strada o prende una direzione a sorpresa, rimaniamo un po’ frizzati. Io no. Non è detto che ciò che vogliamo sia sempre la cosa giusta. A volte poi sono gli altri a dirci qual è, in quel particolare momento, la cosa giusta.

In cosa si riconosce?
Cerco di dare una possibilità a tutte le cose non previste, ci provo. Provarci vuol dire solo provarci e non accontentarsi. Renderla in qualche modo appetibile per altri, affascinante. 

È una modalità che funziona?
Per me sì e lo consiglio anche ad altri. Meglio cimentarsi piuttosto che stare a casa ad aspettare un telefono che non squilla. L’attesa è una cosa che a molti mette tristezza.

Si definisca in una parola.
Sono una fantasista, questo è il termine che mi rappresenta di più. Penso ancora come pensa mio figlio. Anzi tra i due, lui è l’adulto.

Cosa vuol dire fare cinema oggi?
Vuol dire tante cose, ma anche scegliere. Oggi ci sono una serie di piccoli film che hanno trovato e aperto nuove strade, strade che vanno prese e portate ad un livello più in alto. C’è bisogno di vita, piccoli interessanti villaggi dove abitare.

Cos’è per lei la realtà nel cinema?
Sono germogli che nascono, che stanno nascendo. C’erano già da diverso tempo ma per un qualcosa che non ti so spiegare, non riuscivano ad emergere.

E la tecnologia?
Siamo noi, la macchina più tecnologica in circolazione. Agendo noi sul palco siamo molto meglio di un iPhone. Il teatro ad esempio è un qualcosa che va oltre, non invecchierà mai.