Natalie Portman - Nomination Miglior Attrice Protagonista

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Natalie Portman è Jackie Kennedy in “Jackie”, il film di Pablo Larraìn per cui ha ricevuto la candidatura agli Oscar.

Natalie Portman interpreta Jackie Kennedy in “Jackie”, il film di Pablo Larraìn per cui è candidata agli Oscar come miglior attrice protagonista. La pellicola non è, per ammissione dello stesso regista, un biopic, ma un racconto profondo e intimo di Jackie Kennedy, nei giorni seguenti all’attentato di Dallas in cui morì suo marito. “Non voglio fare un documentario, volevo creare un film e ricostruire quei giorni che per me sono emblematici – ha spiegato Larraìn -. Non sappiamo cosa è successo, o cosa abbia pensato Jacqueline Kennedy in quei momenti”. Non a caso gran parte del lavoro è stato realizzato utilizzando documenti d’archivio e informazioni inedite: “Non abbiamo interpellato direttamente i Kennedy – ha svelato il regista - anche perché rispettiamo la loro privacy, ma sono stati sempre disponibili a condividere documenti e informazioni utili per la storia. Ho studiato anni Jacqueline Kennedy, ma non posso dire di conoscerla ancora”.

 

Natalie Portman è Jackie

Per Natalie Portman recitare in “Jackie” è stata una sfida e l’attrice considera questo ruolo uno dei più difficili mai affrontati. "Di sicuro è stato il più rischioso – ha detto più volte - tutti conoscono Jackie, non solo l’aspetto in generale ma come si muoveva, il suo accento, la voce. Da un lato ci tieni a essere fedele, dall’altro vorresti sentirti libero di immaginare”. La voglia di lavorare con Larraìn, regista di “Tony Manero”, però ha prevalso su ogni paura.

 

La preparazione del ruolo è stata lunga e complicata. “Mi sono servite molto le trascrizioni delle sue interviste – ha raccontato Natalie Portman - e The White House Tour, il documentario del 1962 sulla prima volta in cui la first lady aprì al pubblico televisivo la Casa Bianca. Lo abbiamo riprodotto fedelmente, nel film”. Lo studio della figura di Jackie Kennedy ha consentito all’attrice di immedesimarsi in lei e di conoscere ogni dettaglio, anche il più intimo, della sua esistenza: “Molti mobili e oggetti portati dai vari presidenti erano stati venduti, Jackie li aveva recuperati trasformando le sale in una specie di museo della storia presidenziale americana. Per consolidare l’identità del Paese. Il film – ha spiegato - racconta i giorni tra l’assassinio di John F. Kennedy e il suo funerale. Fu Jackie a decidere di seguire il feretro a piedi con i due figli, momenti poi scolpiti nell’immaginario collettivo. Anche questo ha contribuito a creare l’identità americana”.

 

Pronta a raccogliere ogni sfida, Natalie Portman si è messa alla prova anche nel nuovo film “Planetarium”, che uscirà nel marzo 2017 e vede l’attrice accanto a Lily-Rose Depp, figlia del famoso Johnny. Nella pellicola ambientato in Francia negli anni '30, la Portman e la Depp vestono i panni di due sorelle spiritualiste, Laura e Kate Barlow,  le due attrici reciteranno la parte di due sorelle spiritualiste che realizzeranno il primo vero film sui fantasmi.

 

Natalie Portman: “Ecco come sono diventata Jackie”

“Preparando il personaggio – ha svelato Natalie Portman - ascoltando i nastri con la sua voce, leggendo le conversazioni tra lei e lo storico Arthur Schlesinger che sono uscite con allegati i cd con le registrazioni audio, ho capito tutta l'importanza di Jacqueline, quanto sia stata fondamentale e riconsiderata la sua 'umanità'”. Come personaggio pubblico era in un modo, nel privato un altro. Immaginare cosa è stato vivere l'assassinio del marito, gestire l'immediatamente dopo mentre il giorno prima aveva come problema la scelta della carta da parati in una sala della Casa Bianca, è stato un viaggio incredibile: era forte e vulnerabile, fragile e determinata, fredda e timida”.

 

La parte più difficile del film è stato ricreare un momento difficile nella storia personale e universale  di una donna come Jackie. “Non pensiamo mai abbastanza alla violenza che Jackie ha dovuto sopportare – ha svelato la Portman -. Seduta accanto a suo marito, il suo sangue addosso e il resto, lei che aveva vissuto il momento fortunato dei due anni di presidenza Kennedy: una nuova Camelot, come si dice nel film, il sogno di una nazione unita e felice. Dal punto di vista tecnico ho molto faticato sul suo accento: era unico, un po’ upper class newyorkese, un po’ collegio per signorine bene”.

 

Natalie Portman e lo stile di Jackie

Jackie Kennedy e Natalie Portman hanno molto in comune. Entrambe sono due icone di moda, non a caso in tutto il film l’attrice sfoggia elegantissimi completi Dior, alcuni dei quali originali, come un long dress nero anni Sessanta, indossato da Jacqueline Kennedy nei giorni seguenti alla morte del marito, assassinato a Dallas il 22 novembre del 1963. Natalie Portman, non a caso, è testimonial di Dio, sia nella linea profumi che in quella skincare.

 

Proprio per questo l’attrice è stata considerata dal regista perfetta per esprimere lo charme e l’eleganza che hanno reso Jackie un’icona. Emblematica in questo senso la scena in cui la Portman/Jackie, appare vestita con un lungo abito verde pistacchio e duchesse di seta, un abito che diventerà un simbolo di classe, utilizzato e copiato in tutto il mondo da star del cinema, spose e debuttanti, ma anche il tailleur rosso rubino, con cui è stata fotografata fra i corridoi della Casa Bianca.

 

Affascinante e seducente, nonostante non fosse bellissima, Jackie divenne un modello per milioni di donne, con i suoi tailleur dal taglio geometrico, le collane di perle, i colori pastello, le maniche a tre quarti e i bottoni bold.

 

Un’assonanza, quella fra Jackie e Natalie, che il regista Larraìn ha più volte sottolineato. “Non è una questione di trucco, o di somiglianza fisica – ha spiegato -, ma un'assonanza di sfumature che si possono cogliere nei dettagli più piccoli. Natalie è una donna sofisticata, elegante e intelligente. Proprio come lo era Jackie. Infatti ho cercato di adattare la mia regia per cogliere questi elementi minori, come i respiri del personaggio. Me ne sono accorto durante il primo giorno di riprese – ha proseguito -, quando avvicinavo sempre di più l'inquadratura verso Natalie. Andavo più vicino, più vicino, sempre più vicino. Questo è il film: è lei. Volevo starle addosso con uno stile intimo e catturare questa umanità in pericolo”.