Trama LET'S GET LOST - PERDIAMOCI | Sky Cinema
LET'S GET LOST - PERDIAMOCI

LET'S GET LOST - PERDIAMOCI

119'1988Documentario
  • Regia: Bruce Weber
  • Genere: Documentario
  • Paese: USA
  • Durata: 119'
  • Data di uscita: 1988
  • Titolo originale: LET'S GET LOST - PERDIAMOCI

Cast:

Trama:

Tutti hanno una storia da raccontare su Chet Baker. Nato in Oklahoma nel 1929, l'anno della Grande Depressione, ricevette la prima tromba a undici anni e a ventiquattro già suonava con Charlie Parker a Los Angeles. Ribelle, incarnazione di uno stile di vita radicalmente jazz, frequentò a lungo la droga pesante, rovinò la sua bellezza prematuramente, ma non trovò mai pari nel soffiare dentro il suo strumento. Tutti hanno una storia da raccontare su Chet Baker, sui suoi tre matrimoni, sugli escamotages per lasciare l'esercito evitando l'elettroshock, sulla rissa a San Francisco in cui perse tutti i denti: il suo tesoro più prezioso.
Tutti hanno una storia da raccontare su Chet Baker, soprattutto Chet Baker, supremo cantore di se stesso e del proprio mistero, ma anche Bruce Weber, classe 1946, fotografo famoso e regista non abbastanza noto (specie in Italia), che su di lui ha realizzato questo documentario candidato all'Oscar. E sarà la pellicola invertita in bianco e nero, che tanto bene si mescola con i filmati in 8mm in una fotografia "soft" e continua, esattamente come il cantato di Chet Baker, o sarà l'imprevedibilità del personaggio, che annullava qualsiasi programma e anziché adattarsi alle riprese imponeva a queste di adattarsi a lui, ma è difficile pensare ad un documento sull'artista che sia più completo e sentito di questo, più lirico e romantico esattamente come lirico e romantico era il suono del suo "cool jazz".
Weber racconta ogni aspetto, anche il più contraddittorio, di quest'uomo "forte, matto e bello", che i musicisti imitavano come gli attori imitavano James Dean, ma che ha spesso evitato il successo preferendo perdersi nel contatto con la natura, la vita, il suo eccesso. C'è dunque il Chet maledetto, quello più accorto (attento selezionatore della propria biografia), c'è il chet fumoso e ispirato della sala d'incisione e quello che chiede il silenzio nel caos dei locali di Cannes e improvvisamente sembra che nulla valga di più. Da un lato il caos della sua esistenza, dall'altro la spiritualità della sua musica; la tristezza profonda dell'uomo, di contro alla meraviglia della sua arte.
Weber riesce nell'impresa di dare omogeneità a tali differenze, come omogenee e indissolubilmente amalgamate sono state nella vita di Chesney Henry Baker Jr., anticonformista ante litteram, creatore di un suono unico, al punto che quando uscì il suo primo album per la Pacific Jazz tutti si chiesero da dove venisse. Ce lo si chiede ancora, ascoltandolo intonare "Imagination", ma è un mistero al quale è dolce e impossibile non abbandonarsi, fino a smarrire la domanda, fino a "perdersi".

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