Trama LUCI D'INVERNO | Sky Cinema
LUCI D'INVERNO

LUCI D'INVERNO

80'1961Drammatico
  • Regia: Ingmar Bergman
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Svezia
  • Durata: 80'
  • Data di uscita: 1961
  • Titolo originale: LUCI D'INVERNO

Cast:

Eddie Axberg, Lars-Olof Andersson, Bertha Sånnell, Johan Olafs, Christer Öhman, Stefan Larsson, Ingmari Hjort, Tor Borong, Gunnel Lindblom, Lars-Owe Carlberg, Elsa Ebbesen, Olof Thunberg, Kolbjörn Knudsen, Allan Edwall, Gunnar Björnstrand, Ingrid Thulin, Max von Sydow

Trama:

Dopo la morte della moglie, Tomas Ericsson, pastore protestante di un piccolo villaggio svedese, ha perso la fede. Pur continuando a servire il suo abito, si sente distante da un Dio che non vuole parlargli. Rifiuta l'amore di Märta, una donna dichiaratamente atea, ed è incapace di evitare, magari con il conforto della parola o dell'ascolto, il suicidio di Jonas, padre di famiglia vittima di manie depressive. Quando il sagrestano Algot, riferendosi ad un passo del Vangelo, gli ricorda che anche Cristo ha sofferto il silenzio di Dio, forse, qualcosa cambierà in lui.
Non c'è dubbio che la prova del tempo dia ragione a quanti videro in Luci d'inverno l'anello più forte della trilogia sul "problema religioso", composta dal precedente Come in uno specchio e dal successivo Il silenzio. Influenzato dalla visione di Diario di un curato di campagna di Robert Bresson così come da un'idea semplicissima (un uomo entra in chiesa e aspetta che Dio gli parli), è un film che riflette sul male dell'indifferenza e dell'ipocrisia, di contro, sul bisogno primario di amore, anche al di là della problematica strettamente teologica. Lo confermò anche il regista: «Sembrerebbe una complicazione di tipo religioso, ma va più in profondità. Sta per avvenire la morte sentimentale del pastore. La sua esistenza è al di là dell'amore. Cioè al di là di tutte le relazioni umane. Il suo inferno, perché realmente vive una vita d'inferno, sta in questo, che lui si rende conto della sua situazione» (Ingmar Bergman, Immagini, Garzanti, p. 227).
Se si eccettua una sola sequenza "urlata", quando Tomas confessa a Märta che si è fatto pastore per volere del padre, tutto il racconto è immerso in un orizzonte di costante e ovattata austerità, in un clima colmo di nuvole e nebbia, un inverno reale quanto simbolico dove sembra impossibile scorgere luci. Più di ogni altro titolo bergmaniano, ha suscitato interpretazioni disparate quando non opposte tra loro, per via di un finale aperto e volutamente enigmatico. Riguardo alla riconquista o meno della vocazione di Tomas una risposta netta non vuole né può esserci: a contare, qui, è soltanto il cammino di ricerca dell'uomo verso l'amore, che sia sotto forma di fede religiosa o di propensione ad ascoltare l'altro, inteso come espressione prima di un'umanità capace di preservarsi dall'avvizzimento e dalla morte del cuore. Compagnia d'interpreti d'eccezione con l'amico Gunnar Björnstrand nel ruolo più importante della sua carriera. Uno dei pochi film di cui il maestro svedese fosse realmente soddisfatto.

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