Trama RICOMINCIO DA TRE | Sky Cinema
RICOMINCIO DA TRE

RICOMINCIO DA TRE

109'1981Commedia
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  • Regia: Massimo Troisi
  • Genere: Commedia
  • Paese: Italia
  • Durata: 109'
  • Data di uscita: 1981
  • Titolo originale: RICOMINCIO DA TRE

Cast:

Massimo Troisi, Fiorenza Marchegiani, Lello Arena, Marco Messeri, Laura Nucci, Michele Mirabella, Lino Troisi, Patrizio Rispo, Renato Scarpa, Cloris Brosca, Giuliano Santi, Deddi Savagnone, Ettote Carlone, Vincent Gentile, Carmine Faraco, Marta Bifauo, Marina Pagano, Luciano Crovato, Michetta Farinelli, Jeanne Mas, Pino Piciccio

Trama:

Il giovane Gaetano vive a San Gregorio a Cremano insieme con la famiglia e le amicizie di sempre. Quando capisce che anche per lui è arrivato il momento di cambiare aria, decide di fare le valigie e trasferirsi presso la zia a Firenze. Qui incontra Marta, giovane infermiera col pallino della scrittura, per la quale nasce un interesse ricambiato. A movimentare le sue giornate si uniscono un parroco intimo della zia, Frankie, e il suo vecchio amico Lello, che lo raggiunge in città.
Si rivede ogni volta come fosse un'antologia questo spericolato debutto, ma stralunato e curioso, di Massimo Troisi. Chi, tra i nati in quella generazione e anche tra i più giovani, non ride alla battuta del napoletano emigrante o a quella di San Francesco, chi non ricorda la mimica sul doppio miracolo o il pezzo sull'onomastica dei nomi Ugo e Massimiliano; o ancora la gag della telecinesi in cui Massimo Troisi-Gateano prova a spostare un vaso perché, come dice il suo personaggio, al vaso non costa nulla mentre a lui, ragazzo uscito di casa in cerca di un futuro, cambierebbe la vita.
Fulvio Lucisano, produttore insieme a Mauro Berardi, vide Massimo Troisi al Teatro Tenda e se ne innamorò al punto da convincerlo a curare la regia del film, che l'attore napoletano voleva affidare a terzi, e da garantire egli stesso il guadagno alle sale nel caso di mancato incasso. Era una scommessa. Troisi all'epoca era già noto al grande pubblico grazie al trio comico La Smorfia - insieme a Lello Arena (qui Lello, querulo e petulante) e Enzo Decaro - che si era fatto strada in televisione grazie a varietà come Non Stop, tra il '77 e il '79, e Luna Park, ancora nel '79. Come sempre per chi passa dalla formula breve del cabaret a quella del lungometraggio, il rischio era che gli sketch non funzionassero con altrettanta efficacia. Inoltre bisognava vincere quello scetticismo secondo cui il linguaggio di Troisi, così prossimo all'idioma napoletano, non venisse adeguatamente compreso e apprezzato a nord di Roma. Il pericolo venne evitato ricorrendo all'espediente di ripetere più volte le battute, il che funzionò bene anche come motore dell'elemento comico. Infine il film venne portato nelle sale e la sfida fu vinta. Costato 450 milioni di lire, Ricomincio da tre incassò 14 miliardi ottenendo un successo senza precedenti e battendo al botteghino italiano persino Star Wars: Episodio V - L'Impero colpisce ancora. Vinse due David di Donatello, quattro Nastri d'argento e una decina di altri riconoscimenti, mise d'accordo critica e pubblico e diede nuova linfa alla commedia italiana che in quegli anni viveva un periodo di stanca.
Nonostante l'assistenza alla regia di Umberto Angelucci, già aiuto regista per Pasolini e Petri, il film risente di una certa povertà drammaturgica e di messa in scena, i personaggi non fuggono la macchietta e i tempi sono quelli del teatro e non ancora del cinema. L'originalità del primattore tuttavia era tanta e tale da distogliere l'attenzione sulle debolezze del suo linguaggio cinematografico. Come già nella Smorfia, Troisi continua nell'opera di scardinamento degli stereotipi che gravavano sulla cultura partenopea offrendosi come rappresentante di quella Nuova Napoli già portata alla ribalta dal teatro di Annibale Ruccello, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare e dagli altri che contribuirono in modo filologico a quest'opera di rinnovamento.
Il film segna anche l'inizio di un sodalizio artistico e intimo con Pino Daniele che, qui e avanti (Le vie del signore sono finite, Pensavo fosse amore invece era un calesse), si fa interprete di quella vena malinconica che sempre in Troisi fa da controcanto alla risata. Dando alla sua comicità un segno inedito. Morando Morandini parla di «fantasia nevronapoletana e invenzioni seicentesche», Gian Piero Brunetta di «felice intergamia del Pulcinella con la maschera del Pierrot lunare». Come poeta era troppo indolente per non vedere il comico, e come comico, ancora una volta, era tro

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