Trama BLACK STAR - NATI SOTTO UNA STELLA NERA | Sky Cinema
BLACK STAR - NATI SOTTO UNA STELLA NERA

BLACK STAR - NATI SOTTO UNA STELLA NERA

100'2012Drammatico
  • Regia: Francesco Castellani
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 100'
  • Data di uscita: 2012
  • Titolo originale: BLACK STAR - NATI SOTTO UNA STELLA NERA

Cast:

Luca Di Prospero, Alessandro Procoli, Vincenzo Zampa, Pierpaolo De Mejo, Gabriele Geri

Trama:

Il campo sportivo XXV aprile di Pietralata - periferia di Roma - è conteso da due opposte fazioni di povera gente. Da una parte, una squadra di calcio interamente composta da immigrati, a capo della quale ci sono quattro volenterosi giovani italiani, dall'altra un comitato di quartiere che vorrebbe scacciarla per gestire uno spazio, in realtà, regolarmente affidatole. In seguito a un'ordinanza di sgombero ottenuta in maniera poco chiara, si decide di occupare, sotto agli occhi attenti di un saggio ispettore di polizia e dietro alle trame di un ambiguo uomo che vuole mettere le mani sul campo attraverso la connivenza del presidente del comitato.
Liberamente ispirato alla vera storia dei Liberi Nantes Football Club, una squadra di calcio composta da giocatori vittime di migrazione forzata, Black Star è una commedia di ambientazione romana che mette in primo piano l'importanza della condivisione. Degli spazi, prima di tutto. Non per niente, la voce narrante del comico Marco Marzocca è quella dello stesso campo da gioco conteso, che osserva dal basso gli sviluppi di una storia in cui le due parti avverse non sono poi così diverse: è sempre una guerra tra poveri, uomini segnati dalla disoccupazione, gli abitanti del quartiere, e dalla lontananza della propria terra, gli immigrati. È anche un film sui sogni - la parte clou è ambientata durante la notte di San Lorenzo - e sull'importanza di credere in qualcosa, che prende di petto il tema della precarietà, sociale e dunque anche emotiva, pur marciando per semplificazioni e schematismi: quasi fiero di essere costruito ad uso di un pubblico non troppo esigente, infatti, mette in campo figurine a una dimensione, più dei tipi che dei personaggi veri e propri, accomunati da una diffusa simpatia sotto alla quale i contrasti drammaturgici perdono progressivamente efficacia. Alla sincerità e all'eccessivo buonismo dimostrate dallo sguardo di Francesco Castellani corrispondono, infatti, evoluzioni prevedibili e prive di vero mordente, che verso l'ultima parte s'invischiano anche nel retorico (il discorso di Gianluca). Tra accelerazioni e pause, risate di grana più o meno grossa e un ammirabile candore, è un racconto che avrebbe avuto un altro tipo di riuscita se fosse stato affidato a una squadra di interpreti capaci di supplire alla mancanza di definizione con il mestiere. Dopo un finale dalle troppe facce, si chiude mostrando una scultura - creata ad hoc da Denis Imberti e Stefano Tasca - che celebra la memoria delle vittime della migrazione forzata e di chi fugge dalla propria terra.

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