Trama CALL GIRL | Sky Cinema
CALL GIRL

CALL GIRL

140'2012Thriller
  • Regia: Mikael Marcimain
  • Genere: Thriller
  • Paese: Svezia
  • Durata: 140'
  • Data di uscita: 2012
  • Titolo originale: CALL GIRL

Cast:

David Dencik, Pernilla August, Ruth Vega Fernandez, Kristoffer Joner, Sven Nordin, Sverrir Gudnason, Magnus Krepper, Outi Mäenpää, Josefin Asplund, Dag Malmberg, Sofia Karemyr, Claes Ljungmark, Peter Carlberg

Trama:

Iris è un'adolescente in fuga nella Svezia degli anni Settanta. Figlia di una madre indolente e incapace, si mette una volta di troppo nei guai. Affidata agli assistenti sociali, viene ridimensionata e costretta a condividere il quotidiano con altre compagne di sventura. Iris fatica ad adattarsi alle regole della comunità e ogni notte fugge in città per perdersi senza mai ritrovarsi. L'arrivo inaspettato ma gradito di una cara amica, la rincuora e le alleggerisce la 'detenzione'. Insieme finiscono molto presto nei guai e in un giro di prostituzione d'alto bordo. La loro acerba bellezza viene consumata notte dopo notte da clienti in maggioranza politici, che di giorno affrontano la crisi economica e legiferano sui costumi. Qualcuno però sta indagando da mesi sul traffico sessuale di Dagmar Glans, una matura maîtresse senza scrupoli che arruola ragazze senza speranza. A un passo dallo scandalo e dalla rivelazione pubblica dei clienti, Iris dovrà decidere da che parte stare e che destino avere.
Cuore pulsante di Call Girl, thriller sociale ambientato nella Svezia degli anni Settanta e della liberazione sessuale, è una ragazzina di pochi anni e fragile bellezza finita nella rete della prostituzione e 'comprata' a caro prezzo da politici progressisti, modello e portabandiera (di giorno) delle ragioni della parità sessuale. Incalliti clienti di prostitute (di notte), gli uomini di potere di Mikael Marcimain interpretano lo scandalo sessuale che nel 1976 compromise le istituzioni svedesi, gettando una lunga ombra nera sulla figura del Primo Ministro Olof Palme e su un largo numero di funzionari governativi. All'alba delle elezioni del '76, che videro Palme sconfitto, un'indagine di polizia prova a fare chiarezza su una classe dirigente inflessibilmente corretta in pubblico e perversa nel privato. In mezzo, tra governanti progressisti, che prendevano in considerazione di decriminalizzare (anche) l'incesto, e polizia, costretta a smentire l'orrore verificato, finisce un'adolescente scomoda e indocile, 'scaricata' da una famiglia disfunzionale. Iris non permette a nessuno di raggiungerla emotivamente se non a quell'amica d'infanzia con cui condividerà il lato oscuro del sogno svedese. Gli adulti che la circondano, persino quelli meglio e sinceramente intenzionati, come l'investigatore di polizia e la giovane assistente sociale, dimostrano tutti un'inadeguatezza profonda a cogliere il grido di richiamo della protagonista, abbandonata al suo destino su un autobus e in un'ultima corsa. Il suo bisogno di attenzione viene nutrito da fiele e indotto a seguire un 'bianconiglio' che non conduce alle ragioni della fantasia ma a quelle di un potere, raffigurante lo scollamento che esiste(va) in Svezia tra la retorica pubblica e i comportamenti individuali. Se la giovanissima protagonista di Mikael Marcimain condivide il profilo delle vittime indifese che popolano le pagine di Mankell e Larsson, donne prigioniere di forze sempre crudeli e sprofondate dietro l'apparente e (esportata) serenità svedese, diversamente la sua drammatizzazione se ne allontana. Il regista, al suo debutto in lungo, coglie sfumature e dettagli, indaga negli interstizi, sfumando il manicheismo e l'approssimazione dei loro romanzi. Call Girl produce poi una sconfortante e diffusa condotta del potere, che supera, nella sua disamina, i confini nazionali. Alla maniera di Truffaut e con pari sensibilità, Mikael Marcimain assume lo sguardo di un adolescente come contrappunto a quello adulto e a quello di una nazione smarrita e cupa, che divorava le dancing queen young and sweet cantate dagli Abba. Una regina di pochi anni refrattaria alla resa e vocata alla fuga, dentro un'immagine in movimento che non diventa mai segnale di un'ottenuta libertà ma simbolo di una profonda solitudine.

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