Trama THE PACKAGE | Sky Cinema
THE PACKAGE

THE PACKAGE

93'2013Azione
  • Regia: Jesse V. Johnson
  • Genere: Azione
  • Paese: USA
  • Durata: 93'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: THE PACKAGE

Cast:

Steve Austin, Dolph Lundgren, Darren Shahlavi, Monique Ganderton, Jerry Trimble, Michael Daingerfield, Lochlyn Munro, Mike Dopud, Kristen Kerr, Eric Keenleyside, Patrick Sabongui, Jimmy Townsend

Trama:

Tommy lavora per il boss Big Doug facendo per lui l'esattore ed utilizzando metodi di intimidazione decisamente sbrigativi. Un giorno Big Doug lo incarica di consegnare un pacchetto di cui non deve conoscere il contenuto a un altro temibile malavitoso: il Tedesco. Tommy vorrebbe evitare l'incarico ma è costretto ad accettarlo se vuole che il fratello minore, attualmente in carcere, veda estinto l'oneroso debito che ha proprio con Big Doug. Da quel momento entrerà nel mirino di diversi personaggi pericolosi che vogliono impadronirsi del pacchetto.
Dinanzi a un film che ha come regista uno stuntman ancora in servizio effettivo sia davanti (in film altrui) che dietro la macchina da presa (con 11 titoli all'attivo) e a un protagonista che è stata una delle star del wrestling ci sarebbe da aspettarsi ben poco da un film d'azione se non una serie di combattimenti e/o sparatorie quasi senza interruzione di continuità. Se poi ci si aggiunge Dolph Lundgren, che dai tempi dell'ormai storico "Ti spiezzo in due" (correva l'anno 1985) è una presenza costante negli action B-movies tanto da non poter mancare di rispondere (insieme a Austin) alla chiamata di Stallone per I mercenari, il dubbio si fa ancora più concreto. Invece si ha la sorpresa di trovarsi di fronte a un film in cui i caricatori dei mitra si svuotano, i pugni succedono ai calci ma la sceneggiatura ha un suo spessore. È come se Jesse V. Johnson ci ricordasse che la meccanica successione di inseguimenti e sparatorie non paga più né sul grande schermo né su quelli domestici. Ecco allora che a Tommy si costruisce una psicologia e un retroterra di affetti e al Tedesco si offre un misto di crudeltà e sofferenza (grazie allo script di Derek Kolstad che essendo quasi un esordiente non si è ancora fatto prendere dalla routine). Anche ai comprimari come Darren Shahlavi, magari condensandolo in una battuta, si fornisce una motivazione che vada al di là della semplice presenza di un corpo in azione. Ci si trova così ad assistere a una rivitalizzazione di un genere che non ha la pretesa di passare dal B all'A-movie ma, molto più concretamente, di intrattenere un pubblico un po' più smaliziato di quello supinamente abbarbicato alla coazione a ripetere.

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