Trama BEKAS | Sky Cinema
BEKAS

BEKAS

92'2012Drammatico
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  • Regia: Karzan Kader
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Finlandia, Iraq, Svezia
  • Durata: 92'
  • Data di uscita: 2012
  • Titolo originale: BEKAS

Cast:

Zamand Taha, Sarwal Fazil, Diya Mariwan, Suliman Karim Mohamad, Rahim Hussen, Abdulrahman Mohamad

Trama:

Zana ha sette anni e suo fratello Dana dieci. Sono bekas, ovvero completamenti soli al mondo. Hanno perso tutta la loro famiglia nella guerra del Kurdistan iracheno contro le truppe di Saddam Hussein, nei primi anni '90. Vivono al limite della sussistenza. Un giorno intravedono una sequenza di Superman attraverso un buco nel muro del cinema locale e decidono di partire per l'America per andare a chiedere il suo aiuto. Superman riporterà in vita i loro genitori, pensa Zana, e ucciderà Saddam. Comprano un mulo, che chiamano Michael Jackson, e si mettono in viaggio oltre le montagne all'orizzonte.
Karzan Kader ha vissuto in prima persona la fuga della sua famiglia dal Kurdistan, nel 1991, e il rifugio in Svezia. Quindi l'ha raccontata prima in un cortometraggio e poi, in maniera estesa e romanzata, in questo suo lungo d'esordio.
L'impressione, la prima, è che quel reiterarsi di episodi di fortuna, per cui i due piccoli sopravvivono in condizioni sempre più pericolose, releghi presto il film nell'incredibile, nella fiaba o nell'avventura alla Superman, appunto. E, da un lato, è sicuramente così, l'intenzione fiabesca è presente nella costruzione del tono del racconto. Da un altro lato, però, sono propri quei momenti in cui la paura lascia il posto alla felicità -una felicità smisurata, viste le sue condizioni di nascita- a costruire il senso del film. Sognare in grande, tentare l'impossibile, come solo un bambino potrebbe fare.
È un equilibrio difficile da gestire quello che Kader costruisce per motivare il viaggio di Zana e Dana, tra ingenuità, autoinganno più o meno consapevole e necessità di sopravvivenza, ma lo domina bene per la maggior parte del tempo, senza forzature. Soltanto l'inquadratura finale ha il sapore della concessione al clichè cinematografico, ma nulla di imperdonabile.
Non si può fare a meno di percepire abusata anche la trovata del supereroe invocato per risolvere superproblemi, anche se qui maschera un ricordo d'infanzia del regista, che aspettava con ansia l'avvento di Rambo in terra kurda, in compenso si fa apprezzare il road movie in senso stretto, attraverso paesaggi umani e geografici non certo abusati dalla cinematografia europea.

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