Trama LA VARIABILE UMANA | Sky Cinema
LA VARIABILE UMANA

LA VARIABILE UMANA

83'2013Drammatico
  • Regia: Bruno Oliviero
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 83'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: LA VARIABILE UMANA

Cast:

Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Sandra Ceccarelli, Alice Raffaelli, Renato Sarti, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Eléonore Gosset

Trama:

L'imprenditore Mario Ulrich viene trovato morto in casa dalla moglie, che chiama la polizia. Il caso è affidato all'ispettore Monaco, costretto a tornare all'azione dopo anni di reclusione volontaria seguiti alla morte della sua compagna. La stessa sera in questura finisce la figlia di Monaco, Linda, e la situazione si complica.
Tornare su Milano attraverso la via del "nero" che fu di Scerbanenco e Woolrich - citato in maniera semi-esplicita nel nome di uno dei personaggi - significa contemporaneamente confrontarsi con un modello ingombrante e con la distanza da esso della sensibilità odierna. Significa soprattutto sfidare gli stereotipi e trovare nuovi approcci, stilistici o tematici, per lasciare il segno o perire nell'anonimato provandoci.
Una sfida in salita per Bruno Oliviero, che sceglie la narrazione di genere per il debutto nella fiction dopo un'onorata carriera di documentarista, con interesse spiccato per fenomeni di mafia e terrorismo a Milano. È invece sotto l'occhio silente ma giudicante del Diamantone e dei nuovi grattacieli di Porta Nuova - su cui la macchina da presa indugia, almeno quanto il dolly si sofferma sulla chiazza di sangue lasciata da Ulrich - che va in scena l'ennesima parabola di decadenza e perversione, di immoralità eretta a sistema. Oliviero sceglie il profilo medio-basso, accompagnando il crescendo delle rivelazioni scoperte dal personaggio di Orlando, l'ispettore Monaco, e del loro effetto deflagrante, al punto di non disdegnare i meccanismi più arcaici del whodunit (il foglietto incastrato nella lavatrice, come - volutamente? - nel più scolastico degli script didattici). Oppure privilegiando il contrasto tra i silenzi interiori - di Monaco tra sé e sé, di Monaco con la figlia Linda - e la sovraesposizione coatta del caso che a Monaco viene affidato: scabroso, urlato e anche per questo maieutico per permettere al protagonista di "uscire", come vuole il suo dirigente, e liberare le emozioni represse.
Ma basta poco perché venga messo a nudo l'intento di Oliviero di usare il genere per raccontare quel che non si può raccontare, ossia le tensioni e aberrazioni che albergano in un nucleo familiare a brandelli; il gioco è scoperto, tanto negli isterismi di Linda (una Alice Raffaelli non all'altezza del difficile ruolo), che "nascondono" verità destinate a rimescolare le carte, quanto nella sottrazione di Orlando, intento ancora una volta a sfuggire alle pastoie da maschera comica per ingabbiarsi in stilemi anche più consunti. Neppure le musiche di Michael Stevens (Gran Torino) permettono a La variabile umana di riprendere quota, bensì acuiscono, con il loro rapporto di causa-effetto e la loro sistematicità emozionale, una sensazione imperante di normalizzazione, allontanando quella svolta attesa e alimentata dalle speranze riposte nel film ma infine ingabbiate, tra le maglie strette di una narrazione soggiogata dal genere nel vano tentativo di domarlo.

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