Trama UN CERTO GIORNO | Sky Cinema
UN CERTO GIORNO

UN CERTO GIORNO

105'1969Drammatico
  • Regia: Ermanno Olmi
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 105'
  • Data di uscita: 1969
  • Titolo originale: UN CERTO GIORNO

Cast:

Brunetto Del Vita, Lidia Fuortes, Maria Crosignani, Vitaliano Damioli, Ugo Adinolfi, Walter Valdi, Raffaele Modugno, Oliviero Andreasi, Eleonora Battistella, Renato Blandi, Giovanna Ceresa

Trama:

Nel corso di una riunione con alcuni clienti, l'amministratore delegato di un'agenzia pubblicitaria di Milano viene colto da un infarto. Il suo braccio destro, Bruno, ha così l'occasione di imprimere un'accelerazione decisiva alla propria carriera. Determinato a conquistare sul campo la prestigiosa carica aziendale rimasta vacante, il pubblicitario dedica anima e corpo al lancio di un nuovo prodotto, eccezion fatta per qualche scappatella extraconiugale. Fino a quando un incidente sconvolge i suoi piani e rimette in discussione tutte le sue certezze.
Instillando l'imprevedibilità del caso nella traiettoria retta di una vita che procedeva a senso unico, Ermanno Olmi imbastisce una lucida analisi sulla morale borghese e sul senso di responsabilità individuale. Con sguardo più distaccato rispetto all'intima partecipazione dei lavori precedenti, il regista scruta la progressiva presa di consapevolezza e maturazione di un uomo spinto dalla fatalità a riconsiderare tutta la propria esistenza. Un uomo che si è fatto da sé, partendo da una condizione svantaggiata nel secondo dopoguerra e giungendo a costruire una carriera di successo, per la quale ha spesso abdicato ai propri doveri di marito e padre. Proprio nel momento in cui pregusta il fascino del potere, il pubblicitario Bruno deve fare i conti con una variabile impazzita chiamata coscienza.
In bilico tra desiderio di redenzione e conformistica convenienza, il protagonista si misura anche con l'avvicinarsi della vecchiaia e della morte. Da qui derivano i toni amari e malinconici che pervadono l'intero film, con il suo carico di rigore e austerità. La stessa che sembra impregnare l'atmosfera negli uffici in cui si consuma questo dramma, luoghi di lavoro grigi e asettici che soffocano la creatività dell'uomo, rappresentata dal personaggio dell'impiegato artista mancato. Il freddo ed efficiente universo aziendale milanese, proliferato nel pieno boom economico degli anni Sessanta, non appare più felice degli ambienti operai e impiegatizi descritti da Olmi in opere precedenti (I fidanzati, Il posto) e fa il paio con i rigidi e desolati paesaggi dell'inverno lombardo, oltre che con la freddezza convenzionale dell'ambiente familiare.
L'imbrigliato anelito dell'uomo alla libertà può trovare sfogo solo nella fuga verso la campagna, luogo di origine ed elezione di un regista che nella natura ha accordato l'indagine sociologica al lirismo, producendo il suo capolavoro (L'albero degli zoccoli). Un mondo, quello contadino, abitato dagli ultimi sopravvissuti di una specie che non può non soccombere ai colpi inferti dall'aggressività cittadina e dal denaro borghese.

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