Trama C.O.G. | Sky Cinema
C.O.G.

C.O.G.

2013Commedia drammatica
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  • Regia: Kyle Patrick Alvarez
  • Genere: Commedia drammatica
  • Paese: USA
  • Durata:
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: C.O.G.

Cast:

Casey Wilson, Denis O'Hare, Dean Stockwell, Jonathan Groff, Corey Stoll, Dale Dickey, Tommy Hestmark, Dana Millican, Eloy Méndez, Lara Baker, Tyra Richards, Louis Hobson

Trama:

Trascinato da un'idea steinbeckiana di riscoperta delle proprie radici, David abbandona la sua allure da universitario di Yale per "sporcarsi le mani" in un frutteto, al servizio del burbero signor Hobbs. In attesa che la sua ex ragazza lo raggiunga come promessogli, David scopre un mondo nuovo e, forse, se stesso.
Primo film tratto da un racconto di David Sedaris, C.O.G. affronta lo strano e complicato mondo dell'umorista scegliendo una via impervia, quella del racconto di formazione: un modello dei tempi confusi della contemporaneità come protagonista, una galleria di casi umani come corollario e uno humour corrosivo (con morale malcelata) come tessuto connettivo. Il risultato gravita in zona Sundance e derivati, cogliendo nel segno a singhiozzi: l'incipit sull'autobus - luogo cinematografico per eccellenza, sovente di epiloghi indimenticabili - con vari tipi di frustrati borderline che sfogano le loro manie sull'imperturbabile David, è a dir poco memorabile, così come la caratterizzazione del "figlio di Dio" Jon, relitto post-bellico sorretto solo dalla propria fede. Ma l'intento psico-pedagogico del regista Alvarez finisce per prendere il sopravvento, appesantendo la materia con l'impressione di un apologo morale manicheo quanto il punto di vista "New Born Christian" che vorrebbe (ma siamo sicuri che vorrebbe?) ridicolizzare. La soluzione di ricorrere in maniera massiccia alla musica di Steve Reich, che irrompe raggelando i momenti catartici del percorso introspettivo di David, o a un nevrotico handclapping per sottolineare i climax umoristici suscita il medesimo effetto delle risate pre-registrate in una sitcom, delineando il quadro di un'operazione ambigua e irrisolta, pericolosamente in bilico tra scoperta e rivelazione, anche cristianamente intesa. E l'apocope finale, tutto sommato prevedibile, finisce per suonare più come (reale) mancanza anziché come (voluta) ellissi.

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