Trama STRAY DOGS | Sky Cinema
STRAY DOGS

STRAY DOGS

138'2013Drammatico
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  • Regia: Tsai Ming-liang
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Francia, Cina
  • Durata: 138'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: STRAY DOGS

Cast:

Lee Kang-Sheng, Lu Yi-Ching, Chen Shiang-Chyi

Trama:

Un uomo, una donna, due figli e le loro difficoltà economiche. Dormono dove capita, si lavano nei bagni pubblici, vivono come possono, ai margini della metropoli di Taipei.
Sempre più rarefatto, tanto nella frequenza delle sue opere che nella successione di avvenimenti all'interno delle opere stesse, Tsai Ming-liang muta con il mutare dello Zeitgeist. Inevitabile, forse, ma uno dei registi-chiave del passaggio di millennio può permettersi di togliere le briglie residue della propria poetica e lasciarsi andare alla libertà dell'astrazione, come se dalla provocazione delle bandiere invertite di Johns si passasse alle bicromie imperscrutabili di Rothko. Il cinema del regista taiwanese era iniziato sotto le luci al neon di Rebels of the Neon God o nella sessualità scandalosa de Il fiume: oggi, benché ancora contraddistinto dal volto di Lee Kang-shek e da un inconfondibile e ineguagliabile gusto per l'inquadratura perfetta e per i silenzi di Antonioni, Tsai è quasi irriconoscibile. Il regista si spoglia di ogni orpello e di ogni riferimento esterno: niente più strizzate d'occhio al musical (The Hole), alla cinefilia (Goodbye Dragon Inn), alla nouvelle vague (Che ora è laggiù?) o al porno (Il gusto dell'anguria). Cinema come inevitabilità della messa in scena, autosufficiente e incontaminato. Stanco del cinema a parole, Tsai ne è più che mai posseduto nei fatti. Forse
Stray Dogs è l'epilogo e l'atto definitivo di una carriera, forse il suo film più libero e puro nella matta disperazione con cui racconta la Ferocia della miseria, di una vita ai margini che spegne lentamente ogni residuo di umanità.
Lui e Lei, interpretati l'uno dal feticcio del cinema di Tsai, Lee Kang-sheng, e l'altra da tre attrici diverse che, come le parche del mito greco, incarnano momenti e stati d'animo diversi dello stesso ruolo, lasciano gradualmente recedere la dignità in favore di uno stato semi-ferino dell'esistenza, mentre i due piccoli fratellini riescono a giocare, ancora inconsapevoli del proprio ruolo nella società. Per ritrarre uno squarcio di società liminare, di outsider sputati dal sistema, Tsai rivede il proprio stile, rendendolo ancor più ermetico ed essenziale. Stray Dogs è un raccordo di piani fissi, di lunghe sequenze di impercettibile mobilità: una donna che si pettina con un movimento incessante e meccanico, in cui il dovere ha il sopravvento sulla volontà, o un uomo scosso dal vento, che canta disperato e forse sarcastico un inno patriottico che non gli appartiene (più).
Un uomo che, paradossalmente, per lavoro pubblicizza un immobile, ma che non ha una casa e vaga come un nomade tra edifici abbandonati e spazi in rovina, scivolando in uno stato ferino dell'esistenza, che si manifesta intensamente nella scena disturbante della bambola di verdura antropomorfa, divorata con la violenta disperazione del Conte Ugolino. Una muta discesa agli inferi che si compie in 13 minuti di stasi e di abbandono, tanto del proscenio della finzione che (forse) della vita stessa.

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