Trama FEMEN - L'UCRAINA NON È IN VENDITA | Sky Cinema
FEMEN - L'UCRAINA NON È IN VENDITA

FEMEN - L'UCRAINA NON È IN VENDITA

78'2013Documentario
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  • Regia: Kitty Green
  • Genere: Documentario
  • Paese: Australia, Ucraina
  • Durata: 78'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: FEMEN - L'UCRAINA NON È IN VENDITA

Cast:

Trama:

Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del femminismo. Organizzatesi per protestare contro la visione maschilista riservata alle donne ukraine, considerate suddite dei mariti o carne sul mercato del turismo sessuale, le Femen di Kiev concedono per la prima volta alla filmaker australiana Kitty Green un accesso ravvicinato alle loro vite, al dietro le quinte delle loro proteste e alle contraddizioni interne al movimento.
Con l'abbandono della loro terra, fattasi troppo pericolosa, e il trasferimento del collettivo a Parigi, comincia una nuova fase per Sasha, Inna, Anna, Irina, Oksana e le altre, e l'occasione è dunque buona per guardare alla strada fatta e riflettere sugli obiettivi raggiunti e sui limiti dell'esperienza iniziale. Se c'è, infatti, una virtù rara che emerge senza forzature da questa raccolta di interviste è proprio la disponibilità con cui queste donne accettano di "riflettersi", complice la video tecnologia, di mettersi in gioco e di rispondere con trasparenza e onestà - diremmo "nudità" - ai quesiti che vengono loro posti.
Polo dell'ammirazione di tantissime donne (e uomini) in tutto il mondo, e al contempo bersaglio di critiche inesauribili, come la loro esposizione mediatica richiede e mette in conto, le Femen nascono in un contesto preciso, quello di un paese postsovietico in cui il 99% delle ragazze non ha idea di cosa sia il femminismo e in cui l'uomo domina la donna in ogni aspetto della vita sociale e domestica, veicolando come naturale un atteggiamento culturale - quello patriarcale - tra i più antichi e duri a svanire. La modalità del topless, che può apparire contraddittoria e pretestuosa, va allora letta -ricorda il documentario - nel contesto di partenza, che nega qualsiasi potere alla donna salvo quello, preteso dall'uomo, di abusare del proprio sguardo su di essa. Creature di questo humus, le ragazze ritratte dalla Green appaiono per quello che il loro presenzialismo mediatico rischia di oscurare: giovani donne che subiscono maltrattamenti brutali (come quello operato dagli inviati del regime del terrore in Bielorussia), che non sono esattamente performances studiate di body art ma sono stazioni quasi obbligate di un percorso di presa di consapevolezza che non ammette ritorno ("Non so chi sono senza Femen", dice una di loro con struggente candore).
Eppure, proprio perché quello è il loro humus, le protagoniste di questa storia di protesta sono anche le stesse che obbediscono agli ordini e ai capricci di un teorico uomo, imprigionate in un paradosso che coraggiosamente riconoscono, ma non sanno (o non sapevano, prima di accettare l'accoglienza parigina) ancora districare.

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