Trama WOLFSKINDER | Sky Cinema
WOLFSKINDER

WOLFSKINDER

91'2013Storico
  • Regia: Rick Ostermann
  • Genere: Storico
  • Paese: Germania
  • Durata: 91'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: WOLFSKINDER

Cast:

Jürgen Vogel, Jördis Triebel, Til-Niklas Theinert, Helena Phil, Levin Liam, Vivien Ciskowska, Patrick Lorenczat, Willow Voges Fernandes

Trama:

Nel 1945 da un ex villaggio prussiano occupato dai Sovietici, due fratelli, Hans e Fritzchen Arendt, devono raggiungere la Lituania per volontà della madre, appena morta di stenti. Perduto il fratello in seguito ad un'irruzione dei soldati russi, Hans inizierà una lunga odissea, dove la ricerca di cibo e riparo diventerà una priorità assoluta. In questo percorso si unirà ad altri bambini in fuga, esuli come lui.
Rick Ostermann aveva già diretto Still nel 2009, un cortometraggio vincitore del Friedrich Wilhelm Murnau Prize nel 2010: il tema era già quello del film Wolfskinder. In soli sette minuti, attraverso gli sguardi di bambini rifugiati in un fienile, aveva condensato già la sospensione e la tensione di questo primo lungometraggio.
Di straordinaria sensibilità ma al tempo stesso brutale, il film è una storia basata su resoconti e descrizioni di testimoni contemporanei che vissero la loro infanzia randagi come lupi, attraverso foreste e villaggi, per sfuggire al nemico. Da una parte il film può essere visto come paradigma di una tragedia che si ripete da sempre in ogni conflitto: quella di un'infanzia violata e defraudata dei più elementari diritti, costretta ad una brutale lotta per la sopravvivenza, ma dall'altra, raccontando proprio il dramma dei bambini tedeschi in fuga dalla Prussia orientale, Ostermann ha il coraggio di raccontare un capitolo completamente e volutamente negletto nella propaganda dominante in questi ultimi sessant'anni: la sofferenza del popolo tedesco durante e dopo la guerra.
La dura battaglia per la sopravvivenza chiede spesso di barattare la propria origine e nazionalità, il proprio nome. La lotta contro la morte, la fame e la sete, la malattia e la debolezza, diviene un po' alla volta quella contro se stessi. L'identità è un pericolo di cui disfarsi e l'ultimo appiglio a cui aggrapparsi. E' questa la contraddizione che si legge negli occhi blu di Hans. Egli non può attardarsi sul passato, il presente è scampare al nemico e procacciarsi il cibo come una bestia selvatica. Non c'è più tempo di interrogarsi sul dolore, di abbandonarsi alla malinconia. Si è soli, a nudo contatto con l'istinto più ferino.
Unica distrazione è la lettura saltuaria di un libro, di un capitolo sugli arcipelaghi dove ogni isola conserva la propria caratteristica; unica consolazione un ciondolo che schiude i volti dei genitori. In questo cieco vagabondare scaturisce l'urgenza di preservare le proprie radici, di guardare dei volti familiari e sentirne l'appartenenza, come isole apparentemente distanti che invece disegnano lo stesso arcipelago. La fuga e l'abbrutimento di questi giovani orfani avviene dentro gli sprazzi poetici di una natura incantata come nelle favole; dalla torre in cui sta per spegnersi la madre ai i paesaggi lunari che li vede accovacciati nei pagliericci, dalle bocche spalancate sotto la pioggia ai pollini che aleggiano e si depositano nel percorso, dai rami affusolati delle foreste alle nubi che si disfano sul cielo terso. Mentre in alto gli uccelli si procacciano il cibo in libertà.
Hans non smette mai di levare lo sguardo a quel cielo e di tenere stretto il ciondolo che gli fa sentire il più importante e meno riconosciuto bisogno dell'animo umano - come dice Simone Weil - quello di avere delle radici.

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