Trama PICCOLA PATRIA | Sky Cinema
PICCOLA PATRIA

PICCOLA PATRIA

110'2013Drammatico
  • Regia: Alessandro Rossetto
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata: 110'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: PICCOLA PATRIA

Cast:

Maria Roveran, Roberta Da Soller, Vladimir Doda, Lucia Mascino, Diego Ribon, Mirko Artuso, Nicoletta Maragno, Mateo Çili, Giulio Brogi, Stefano Scandaletti, Valerio Mazzuccato

Trama:

Italia, Nordest. Lucia e Renata sono due ragazze che vivono in un paesino di provincia e che hanno come principale desiderio quello di acquisire denaro per poter partire. Lavorano sottopagate come cameriere in un grande albergo. Luisa ha un ragazzo, l'albanese Bilal, che utilizza a sua insaputa per rapporti erotici cui assiste pagando un uomo con cui Renata ha intrecciato una relazione fatta di sesso e soldi. I rapporti tra i locali e gli immigrati sono tesi e Lucia e Bilal ne sono consapevoli.
Alessandro Rossetto al suo primo lungometraggio, dopo una lunga esperienza come documentarista, centra il bersaglio con il suo primo film cosiddetto 'di finzione'. Cosiddetto perché in Piccola patria di finzione ce n'è ben poca mentre appare in tutta la sua brutale evidenza il ritratto in nero di un'Italia che sta precipitando nell'abisso di un vuoto culturale che sta divorando anche i valori minimi indispensabili per una convivenza che voglia definirsi civile. Rossetto è consapevole (e lo dice) che le storie che compongono il film "sarebbero potute accadere in una qualsiasi provincia del mondo" ma sa anche come collocarle in un contesto socioambientale preciso. Sono innumerevoli le inquadrature (con particolare rilievo per quelle a piombo dall'alto) che mostrano un territorio in cui tutto è stato degradato, come canta un coro alpino che non glorifica più il passato ma denuncia amaramente il presente. È in questi spazi di capannoni, sterpi e case in cui ognuno consuma il proprio sterile privato (perché le piazze non ci sono più) che si sviluppano le tragedie dell'incomprensione. È lì che ogni immigrato, non importa se albanese od altro, può essere chiamato spregevolmente 'negro' e per lui non esiste futuro. Neanche quello di un amore perché questo vocabolo ormai abusato si confonde nella mente delle due protagoniste con il sesso mercenario, con il ricatto che dovrebbe consentire la realizzazione di un sogno, con, in definitiva, l'incapacità di provare un sentimento nella sua pienezza. Se il futuro non è più quello di una volta Rossetto sa darcene un'immagine desolatamente efficace.

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