Trama UGLY | Sky Cinema
UGLY

UGLY

124'2013Drammatico
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  • Regia: Anurag Kashyap
  • Genere: Drammatico
  • Paese: India
  • Durata: 124'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: UGLY

Cast:

Ronit Roy, Rahul Bhat, Tejaswini Kolhapure, Vineet Kumar Singh, Girish Kulkarni, Murari Kumar

Trama:

Shalini è sposata con Shoumik, violento e autoritario capo della polizia, che detesta il precedente marito Rahul, attore squattrinato. Un giorno in cui la piccola Kali, figlia di Shalini e Rahul, è con il padre, questi la lascia da sola in macchina; quando torna la bambina è scomparsa. Si scatena la caccia al rapitore, ma rispetto alla volontà di ritrovare Kali sembrano prevalere le vendette personali e i conti in sospeso da risolvere.
Dopo aver sconvolto il mondo con i 320 minuti della saga mafiosa di Gangs of Wasseypur - il Padrino del terzo millennio, nonché finestra privilegiata su un cinema indiano estraneo a Bollywood, vitale e dinamico - Anurag Kashyap si ritrae, apparentemente, nell'alveo confortevole del cinema di genere. Ugly prende spunto da quella tendenza, propria del cinema sudcoreano degli ultimi anni, che vede il pedale dell'acceleratore di violenza e pessimismo costantemente premuto; un sottogenere che paga solo quando la macchina da presa risiede in mani sicure e quelle di Kashyap lo sono. Il plusvalore del cineasta indiano sta nell'estendere il registro ad altri ambiti, con inserti al limite del comico o del tragicomico (in primis l'inefficienza della polizia indiana, quindi l'ignoranza e la meschinità degli esseri umani), che giustificano quasi completamente la lunga durata del film, superiore alle due ore. Da noir-thriller estremo Ugly diviene così manifesto programmatico sulla misantropia, sulla bruttura dell'umanità, per tenere fede al titolo. Ogni personaggio, anche minore, viene adeguatamente tratteggiato per evidenziarne i lati più meschini: fedeltà cieca al potere e/o valore smodato attribuito al denaro, tale da sopraffare persino i legami familiari. Con toni grotteschi e l'ausilio di stacchi musicali cacofonici a un volume alto in proporzione al misfatto compiuto, secondo un uso istintivo della colonna sonora, sulla scia di quanto fatto da Lynch con i Rammstein. La camera stacca, si sofferma, zoomma e se ne va, come guidata da un taxi impazzito in corsa nelle peggiori strade di Mumbai. E sceglie di non ritrarsi, impietosa, in un'inquadratura finale che sa di accusa universale verso un mondo privo di giustizia e di un residuo anche minimo di moralità. L'avidità ha vinto e con essa i peggiori istinti.

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