Trama BANGKOK DANGEROUS - IL CODICE DELL'ASSASSINO | Sky Cinema
BANGKOK DANGEROUS - IL CODICE DELL'ASSASSINO

BANGKOK DANGEROUS - IL CODICE DELL'ASSASSINO

100'2008Azione
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  • Regia: Oxide Pang, Danny Pang, Sang-ho Yeun
  • Genere: Azione
  • Paese: USA
  • Durata: 100'
  • Data di uscita: 2008
  • Titolo originale: BANGKOK DANGEROUS - IL CODICE DELL'ASSASSINO

Cast:

Nicolas Cage, Charlie Yeung, Shahkrit Yamnarm, Nirattisai Kaljaruek, Panward Hemmanee, Dom Hetrakul, James With, Tuck Napaskorn, Chris Heebink, Peter Shadrin, Arthajid Puengvicha, Veerasak Boonchard, Joe Sakol Palvanichkul, Namngen Boonnark, Steve Baldocchi, Duangjai Srisawang, Yang Ik-June

Trama:

Pratica oltremodo abusata, specie in tempi recenti, quella del remake. In particolare a Hollywood, saccheggiando da cinematografie altre con spirito colonialista e/o curiosità da turista (naturalmente quello con camicia a fiori, cartina in pugno e macchina fotografica a tracolla). Capita pure che il remake sia affidato allo stesso autore dell'originale, come nel caso di Bangkok Dangerous, per cercare di non tradirne lo spirito, ma nemmeno questa di per sé è sufficiente come garanzia di genuinità o di necessità dell'operazione.
I fratelli Pang, Danny e Oxide, ci provano a restituire linfa a un canovaccio che a suo tempo - ormai dieci anni fa - regalò loro la notorietà, ma forse quel Bangkok Dangerous era troppo figlio di un'epoca, di una tendenza, diciamo pure di una moda, assai difficile da ricreare in vitro. I dubbi sollevati allora dall'estetica da videoclip e dalle strizzate d'occhio cinefile oggi fan sorridere, confusi in un post-tutto in cerca di una nuova identità.
L'idea dei Pang è quella di un falso remake, in cui i nomi dei personaggi, i luoghi cardine della vicenda e i suoi momenti salienti si scambino vorticosamente come in un esercizio di stile di Queneau (o come in un ribaltamento alla Mulholland Drive), sempre diversi ma sempre uguali. Kong non è più protagonista e non è più muto, mentre lo è Fon, impossibile oggetto d'amore e strumento di redenzione; Joe si chiama ancora Joe ma è tutt'altro, un killer straniero (nel senso di non thailandese) in cerca dell'ultimo colpo, cliché consunto della luce in fondo a un tunnel che pare non finire mai. Un tocco di crepuscolo noir e un rimescolamento delle carte che tengono viva l'attenzione e conferiscono un senso all'operazione, anche perché Cage - curiosamente protagonista quest'anno di un altro falso remake, il geniale Cattivo tenente herzoghiano - è perfetto per la parte di (anti-)Castor Troy, nemesi di un'icona da lui stesso plasmata.
Ma lo stucchevole ancorarsi frame per frame all'originale - la sparatoria fra i boccioni d'acqua, il ring - finisce per annegare il potenziale effetto amarcord in un malinconico immobilismo creativo. La volontà di ricondurre a forza la vicenda, specie verso il finale, nei binari del predecessore, anziché deragliare liberamente con spirito iconoclasta, mina alla base anche il senso della trama, con una risoluzione svuotata di senso logico (quel che là imponeva un gesto estremo qui pare chiaramente pretestuoso).
Rimane lungi dall'essere sciolto il nodo gordiano sugli (ex) fratelli prodigio del cinema ibrido hongkong-thailandese: tra talento inespresso e bluff pienamente espresso, la bilancia comincia a pendere pericolosamente dalla parte sbagliata.

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