Trama TRANSIT | Sky Cinema
TRANSIT

TRANSIT

92'2013Drammatico
  • Regia:
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Filippine
  • Durata: 92'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: TRANSIT

Cast:

Trama:

Israele, all'indomani della proclamazione di una nuova legge che ordina l'espulsione di tutti i figli di lavoratori immigrati sotto i cinque anni d'età. Il piccolo Joshua, figlio dell'infermiere Moses è a rischio e Janet, la compagna di Moses fa il possibile per tenere il bambino nascosto. Quando escono di case, gli fa mettere uno scialle per coprire il volto, facendogli credere che tale accessorio lo renda invisibile. Nel frattempo, la figlia adolescente di Janet, Jael, vive le contraddizioni di un'educazione tra due culture, non riconoscendosi nell'identità filippina che la madre vorrebbe che preservasse. Per non dire dell'aperto conflitto che scoppia con la madre allorché Jael inizia ad uscire con un ragazzo israeliano. Un imprevisto fa precipitare la situazione per il piccolo Joshua, mentre il conflitto tra Janet e Jael esplode.
L'esordio nel lungometraggio cinematografico della giovane regista Hannah Espia rappresenta un'operazione decisamente insolita nell'ambito della produzione indipendente filippina. Girato in Israele (con una parentesi all'aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok) è un dramma realista che documenta la vita dei lavoratori immigrati filippini nel contesto del loro paese d'adozione. Il fenomeno dell'immigrazione filippina è stato certo oggetto di molti film, ma non sono molti quelli che documentano il dato sociologico e umano in loco. Le premesse di scrittura e produzione di Transit sono quindi encomiabili e Espia gestisce la sua partitura ad alto potenziale melodrammatico e strappalacrime in maniera misurata, seppure partecipe. La struttura in capitoli dedicati ciascuno ad un personaggio permette di mantenere comunque lo spettatore in tensione, giacché i frammenti della storia e la sua svolta finale vengono rivelati passo passo.
Del resto, si tratta pure di uno strumento di comprovata efficacia per reiterare situazioni e frammenti di racconto, in modo da sorvolare sulle caratterizzazioni (di personaggi o eventi) che rimangono più in superficie. In questa produzione di notevole qualità tecnica (bella fotografia, convincenti scenografie e montaggio serrato), manca giusto il soprassalto di una sbavatura, di una ruvida imperfezione che intacchi un meccanismo di scrittura persino troppo oliato e liscio. Niente da eccepite per contro sull'eccellente lavoro di direzione di attori condotto da Espia: un ottimo casting su cui s'impone la naturale versatilità drammatica di una tra le più talentuose (e premiate) muse del cinema indipendente filippino, Irma Adlawan, nel ruolo dell'orgogliosa madre filippina Janet.

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