Trama REMOTE CONTROL | Sky Cinema
REMOTE CONTROL

REMOTE CONTROL

2013Drammatico
  • Regia:
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Mongolia, Germania
  • Durata:
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: REMOTE CONTROL

Cast:

Trama:

Ogni giorno Tsong lascia il suo villaggio per andare a vendere latte in città. La vita di questo adolescente più maturo della sua età non è facile: il padre è perennemente ubriaco e la matrigna ha abbandonato Tsong e il fratello minore al proprio destino. Tsong lavora duramente per pagare gli studi del fratello e sogna il giovane monaco buddhista di un racconto locale e ne disegna le avventure paracadutistiche sulle pagine di un quaderno. Quando è in città, trova sollievo salendo sul tetto di un edificio, da dove spia con un binocolo le vite dei dirimpettai. È così che s'invaghisce di Anu, una donna che sta attraversano un momento difficile nella relazione con il suo compagno. Tsong sogna di lei come se fosse un'antica principessa e riesce ad intromettersi nella sua vita grazie ad un telecomando...
È sempre un momento di piacevole rivelazione quando ad un festival si scopre un'opera da un paese di cui di rado vediamo immagini filmate. È un piacere ancor più rincuorante quando in queste opere di paesi in cui si produce poco cinema - perché fare cinema laggiù è ancor più arduo di quanto già non lo sia in genere - si ritrova una freschezza, un'ingenuità e una sincerità da albori del cinema, da scoperta di una magica macchina di racconto che tramuta l'immaginario in realtà da condividere. E tutto ciò è quel che rende Remote Control un piccolo gioiello grezzo, in cui s'intravvede un vero desiderio di raccontare e condividere storie e sogni. Il regista Byamba Sakhya esordisce qui nel lungometraggio narrativo (alla tenera età di cinquant'anni), dopo aver realizzato alcuni documentari, come regista o direttore della fotografia. Il suo è un film fragile e giovanile, commentato da musiche un po' alla Joe Hisaishi che altrove parrebbero stucchevoli, ma che calzano invece alla perfezione per la storia di Tsong.
Remote Control non è però un esordio acerbo; vi sono soluzioni formali e di racconto di notevole finezza. L'utilizzo dei disegni di Tsong e del bellissimo quadro che scatena la crisi di Anu integrano l'apparato visivo del film di una dimensione metaforica e astratta che rima con le apparizioni del piccolo monaco. Ovviamente, poi, il telecomando che permette d'attraversare lo spazio che divide Tsong dagli appartamenti di fronte e che pare offrirgli un inusitato potere di controllo è un'altra notevole soluzione formale e di significato. Anche perché conduce infine Tsong ad una doppia maturazione, facendosi strumento del suo scacco e della sua redenzione.
Capovolgendo un noto aforisma, Remote Control sarà forse un piccolo passo per il cinema mondiale, ma è pure un grande passo per il cinema della Mongolia. Questo basta a rendercelo memorabile.

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