Trama WHITE GOD - SINFONIA PER HAGEN | Sky Cinema
WHITE GOD - SINFONIA PER HAGEN

WHITE GOD - SINFONIA PER HAGEN

119'2014Drammatico
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  • Regia: Kornel Mundruczo
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Ungheria, Svezia, Germania
  • Durata: 119'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: WHITE GOD - SINFONIA PER HAGEN

Cast:

Zsófia Psotta, Sandor Zsoter, Lili Horváth, Szabolcs Thuróczy, Lili Monori, Gergely Bánki, Tamás Polgár, Károly Ascher, Erika Bodnár

Trama:

Nella Budapest di oggi una disposizione di legge, per favorire l'allevamento dei cani di razza, prevede che sui bastardi venga applicata una forte tassa. Per questa ragione molti padroni stanno abbandonando gli animali nei canili. Lili, 13 anni, deve andare a vivere con il padre a causa di un prolungato impegno di lavoro all'estero della madre. Porta con sé il suo cane bastardo Hagen ma il genitore non ha alcuna intenzione di averlo per casa e finirà per abbandonarlo in strada. Lili è sconvolta e si mette alla ricerca dell'animale. Nel frattempo Hagen sta cominciando a sperimentare il passaggio da una situazione protetta a un'altra in cui, insieme ad altri suoi simili, diviene oggetto di persecuzione.
Kornel Mundruczó ha scelto uno stile ibrido per lanciare il suo grido di allarme nei confronti di una situazione che vede sempre più crescere (in Ungheria in particolare e in Europa in generale) l'intolleranza verso la diversità. Decide così di affrontare un argomento di così forte impatto scegliendo la forma narrativa della fiaba, intersecandola con un particolare sottogenere di cinema e virando poi nell'horror. Perché Lili nella potente sequenza iniziale appare come la fanciulla inseguita da un'orda canina di cui resta il sospetto se sia la preda oppure una novella pifferaia di Hammelin. Per un ampio arco di tempo poi la narrazione si adagia sui canoni del cinema che vede protagonisti un giovane o una giovane e un animale, cioè sul cosiddetto cinema per ragazzi o per famiglie. A un certo punto però la vicenda prende una svolta verso l'horror con venature di splatter. Tutto questo (nonostante la presenza di un protagonista canino davvero efficace anche se inizialmente un po' troppo uggiolante) finisce con il far perdere efficacia al complesso della narrazione. Ci si chiede cioè che tipo di film si stia vedendo e quando si crede di aver raggiunto una definizione si viene smentiti. Questo di per sé non sarebbe un difetto, quando però la regia si mostra in grado di gestire le variazioni. Mundruczó non sembra esserne sempre in grado. Nota a margine: il titolo vuole fare riferimento al fatto che i bianchi pensano che Dio debba essere bianco.

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