Trama SIVAS | Sky Cinema
SIVAS

SIVAS

93'2014Drammatico
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  • Regia: Kaan Mujdeci
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Turchia
  • Durata: 93'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: SIVAS

Cast:

Okan Avci, Cakir, Ozan Celik, Ezgi Ergin, Banu Fotocan, Dogan Izci, Muttalip Mujdeci, Hasan Ozdemir, Furkan Uyar, Hasan Yazilitas

Trama:

In un villaggio rurale dell'Anatolia contemporanea, un bambino di 11 anni, Aslan, deve fare i conti con la prima delusione "scolastica" e amorosa: per la recita di Biancaneve e i sette nani il maestro ha scritturato il suo rivale in amore, Osman, nella parte del principe, mentre a lui è toccato di fare uno dei sette nani. Aslan non la manda giù, anche perché vorrebbe poter apparire nelle vesti del principe innanzi alla Biancaneve del villaggio della quale è innamorato. Benché Aslan sia molto volitivo, non riesce a convincere il maestro del cambio nella parte. Aslan cerca un altro modo per farsi notare e lo trova per caso assistendo a un combattimento per cani e raccogliendo in un fosso quello perdente e creduto orto da tutti tranne che da lui. Aslan gli sta vicino, fino a notte fonda, gli mette la giacca sopra, lo copre, si prende cura di lui, diventandone nei fatti il padrone. Lo porta a casa e cerca in tutti i modi di evitare che il fratello lo venda, essendo un cane forte da combattimento. Sivas è il nome suo e della sua razza.
Sivas è l'opera prima del regista Kaan Müjdeci ed è il secondo film turco proposto in Concorso al Festival di Venezia 2014, l'altro era The Cut (una cinematografia sovra rappresentata in questa edizione). È un racconto di formazione, quella di un bambino, a suo modo straordinario, che cerca un posto nel villaggio suo natale, tra adulti (il maestro di scuola, il padre, il fratello maggiore, la madre) indifferenti, se non addirittura percepiti come "nemici". Il cane Sivas è suo amico, ma non certo come nella tradizione edulcorata dei cani nella storia del cinema popolare e nella televisione. Sivas non concede nulla, è grosso e fa paura. Rabbioso e dignitoso, ed il modo in cui viene ritratto è vero e autentico. Le scene, almeno un paio, di combattimento sono molto realistiche e dure, non adatte a sguardi sensibili. Sebbene il regista abbia assicurato che è tutto finzionale, che i cani sono stati muniti di protesi e che non hanno sofferto, si può rimanere impressionati, tanto più se si ha un cane per amico che aspetta a casa (alla fine della proiezione veneziana qualcuno si è alzato gridando "vergogna" prima ancora di leggere i titoli di coda e capire che nessuna violenza è stata fatta agli animali).
Il regista, ahinoi, usa la macchina a mano come forma espressiva, per restituire realistico al tutto. È questa una scelta estetica che rende ancor più faticosa la visione, una formula datata, da vecchio cinema, che andrebbe "vietata", soprattutto agli autori di opere prime.

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