Trama THE GOLDEN ERA | Sky Cinema
THE GOLDEN ERA

THE GOLDEN ERA

177'2014Biografico
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  • Regia: Ann Hui
  • Genere: Biografico
  • Paese: Cina
  • Durata: 177'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: THE GOLDEN ERA

Cast:

Wei Tang, Shaofeng Feng, Zhiwen Wang, Yawen Zhu, Xuan Huang, Lei Hao, Quan Yuan, Yuan Tian, Jiali Ding, Qianyuan Wang, Yi Sha, Feng Zu, Yi Zhang

Trama:

Nata in Manciuria nel 1911 e morta di tubercolosi a Hong Kong nel 1942, la scrittrice Xiao Hong è una figura rimasta a lungo sottovalutata nella letteratura cinese del Novecento, in primis per il fatto di non privilegiare la politica e l'ideologia nei suoi scritti. Ann Hui ne racconta le gioie ma soprattutto i molti dolori, seguendo le sue peregrinazioni da una città all'altra della Cina, in fuga dall'esercito giapponese o da uomini meschini e incapaci di comprenderla.
Dura solo 31 anni la vita di Xiao Hong, in cui succede di tutto: Xiao si sposta di città in città (dal Manchukuo a Harbin, poi a Wuhan, Shanghai, Tokyo, Yan'an, Xi'an, Chongqing e infine Hong Kong) e di relazione in relazione, generendo esperienze tragiche e talora creative, ma difficili da sussumere e tradurre in una narrazione lineare. La sceneggiatura di Li Qiang (Peacock) sceglie l'approccio più rischioso, affidando buona parte della ricostruzione della vita di Xiao Hong ai molti scritti su di lei - in primis la biografia di Luo Binji - e rendendoli in uno stile così contrastante con la forma tradizionale del biopic da risultare quasi anti-narrativo. La struttura del plot è infatti spezzettata e mescolata, generando uno spaesamento che finisce per ricomporsi con il progredire dell'opera, e i personaggi parlano insistentemente in camera (con i vestiti e l'età della narrazione, non in un futuro ipotetico) per raccontare di Xiao Hong.
Oggetto di una lunga sottovalutazione a causa del suo disimpegno politico, inaccettabile in un contesto caratterizzato dalla retorica propagandista, e poi riscoperta negli Ottanta come emblema di modernità del punto di vista femminile in un'epoca totalmente maschilista, la scrittrice diviene così un punto di vista privilegiato per studiare i decenni più turbolenti della storia cinese - come se la breve vita di Xiao Hong fosse quasi destinata a essere tale, stretta tra la morsa dei sommovimenti politici e quelli non meno fatali del cuore - e per comprendere le contraddizioni e le storture di quell'epoca, propagatesi sino ai giorni nostri.
Ann Hui fatica però a governare un'opera così ambiziosa e il suo contrasto di stili: l'arte di Xiao non attraversa lo schermo e si ritrova solo negli apprezzamenti dei comprimari, mentre la sceneggiatura si concentra soprattutto, troppo, sulle burrascose relazioni dell'autrice. Anche le inquadrature che, specie nella prima parte, incorniciano e ingabbiano la giovane Xiao o la avvolgono con dolly mai pretestuosi collidono con la sensazione da feuilleton televisivo che si diffonde soprattutto con la seconda parte, in cui la linearità ha la meglio sulla frammentazione. Mario Martone con Leopardi è riuscito a compiere il difficile balzo di tradurre la poesia in immagini dove la Hui invece si arresta, non riuscendo a colmare quel gap "impossibile" e ad amalgamare uno script soggetto a troppe forze centrifughe.

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