Trama MANGLEHORN | Sky Cinema
MANGLEHORN

MANGLEHORN

97'2014Drammatico
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  • Regia: David Gordon Green
  • Genere: Drammatico
  • Paese: USA
  • Durata: 97'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: MANGLEHORN

Cast:

Al Pacino, Holly Hunter, Chris Messina, Harmony Korine, Natalie Wilemon, Aj Wilson McPhaul, Edrick Browne, Rebecca Franchione, Nina Madore-Mitchell, Louis Moncivias, Luis Olmeda

Trama:

Mangelhorn è un fabbricante di chiavi. La parete alle spalle del suo bancone è tappezzata di fila ordinate di tante piccole chiavi. Poi c'è un'altra parete, nella sua casa, tappezzata dalle lettere d'amore che ha scritto e continua a scrivere a Clara, da anni e anni, e che sono tornate al mittente. Clara è un amore perduto, come perduto, ormai, è il momento che Mangelhorn e lei hanno trascorso insieme, cioè la gioventù. Ma l'uomo è bloccato nel rimpianto di entrambe, al punto da essersi fatto una corazza impermeabile al resto delle persone, ad un possibile nuovo amore, al procedere della vita in generale.
David Gordon Green in pochi anni è diventato un regista da seguire e da cui aspettarsi qualcosa. Uno che fa film anche molto diversi tra loro, che spazia tra i generi, che sa seminare tensione e gestire una scena madre. Spesso i suoi film ospitano al centro personaggi forti, uomini normali, anche un po' scalcinati, resi speciali da una sorta di surplus di umanità. Green racconta quel di più, qualcosa di incontenibile che si traduce in modi opposti, generosità e rabbia, coraggio e intolleranza. Li racconta con sicurezza classica e sempre con qualche tocco di eccentricità visiva e di pathos.
Manglehorn non fa eccezione, collocandosi sulla stessa linea del precedente Joe. Dopo quella prova non eccelsa, però, non è certo questo nuovo ritratto a riscattare Green. Nonostante il magnetismo assicurato da Al Pacino (nemmeno in stato di grazia), c'è una buona dose di stucchevolezza in questa parabola del fabbro che sa aprire tutte le serrature eccetto quella del proprio cuore, che si addolcisce solo parlando di gatti e di cani perché il resto del mondo non necessita di un dizionario affettivo, che non riesce a scendere dalla barca di un'ossessione che lo sta trascinando alla deriva.
Le facili metafore, i monologhetti fatti apposta per finire nella raccolta delle frasi dal film, i gesti replicati in serie, come copie di chiavi, a ribadire che la figura cinematografica dell'ossessione è ancora e sempre il cerchio, riempiono le caselle preordinate di questo compito senza sbavature né colore. Immaginiamo Green a dirigerlo da seduto, sul set delle scene in banca, con un caffè in una mano e una ciambella nell'altra.

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