Trama TRE TOCCHI | Sky Cinema
TRE TOCCHI

TRE TOCCHI

2014Drammatico
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  • Regia: Marco Risi
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia
  • Durata:
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: TRE TOCCHI

Cast:

Vincenzo De Michele, Leandro Amato, Marco Giallini, Luca Argentero, Valentina Lodovini, Claudio Santamaria, Matteo Branciamore, Neri Marcorè, Leandro Amato, Vincenzo De Michele, Matteo Branciamore, Francesca Inaudi, Jonis Bashir, Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Paolo Sorrentino, Maurizio Mattioli, Massimiliano Benvenuto, Emiliano Ragno, Antonio Folletto, Gilles Rocca

Trama:

Max ha quarant'anni e aspetta da sempre il ruolo della vita, Leandro interpreta un trans e drammatizza il suo passato politico in un teatro di Napoli, Emiliano è un doppiatore che sogna il cinema e un flirt con Valentina Lodovini, Vincenzo è un miserabile che 'prega' Dio per un provino e poi abusa delle donne, Gilles è un attore di fotoromanzi che vive la vita come in un fotoromanzo, Antonio è un giovane attore teatrale che spende la sua giovinezza con una vecchia attrice dimessa dal palcoscenico e dalla vita. Rivali nella professione ma compagni in campo, i sei aspiranti attori resteranno una promessa non mantenuta.
Qualcosa di importante non funziona nei Tre tocchi di Marco Risi, qualcosa che respinge per tutta la durata del film e che poi improvvisamente una canzone di Francesco De Gregori emerge e chiarisce. Perché "La valigia dell'attore" interrompe lo smarrimento e 'costruisce' un senso sulle rovine di un film e di una città abitata un tempo dalle storie del cinema. Ambientato quasi interamente a Roma e attraversato da un rigor mortis, Tre tocchi fallisce dove riesce De Gregori, cantando il mestiere dell'attore, arrivando a parteciparlo e a comunicarlo "oltre il buio che c'è". Abbozzati, imprecisi, incolori e qualche volta deprecabili (Vincenzo), i personaggi e le situazioni narrative annullano le consuete dinamiche empatiche, privando lo spettatore del tempo e del modo di entrare in ognuno dei micro racconti che abitano. Lo sforzo interpretativo dei protagonisti, tutti ugualmente enfatici, collassa a contatto con un oggetto narrativo difficilmente identificabile e sospeso tra una vita di imprecazioni e un campo di calcio. Ispirato da un'esperienza personale e dall'impegno sportivo di Pier Paolo Pasolini, in quelle occasioni offerte dalle borgate e da un pallone che si faceva volare e correre, senza contrasti e magari senza mai segnare un goal, Tre tocchi è privo degli argomenti (e dall'argomentazione) che si chiama a rappresentare. Manca il calcio che richiama fin dal titolo ma di cui non coglie i rimbalzi, la performance, il territorio, il linguaggio sacro e poetico. Manca ancora la grazia che Risi cerca 'grevemente' senza trovarla come il suo il pusher ballerino, a cui toccano battute discriminanti che sposano il luogo comune che i danseur siano (in)discutibilmente gay. A Vincenzo De Michele e Gilles Rocca spetta invece 'marcare' il ruolo della donna come oggetto sessuale, ignorando qualsiasi capacità intellettuale e riducendola a puro strumento di diletto sessuale. Ida Di Benedetto, Valentina Lodovini, Francesca Inaudi, Alessia Alciati, Martina Codecasa realizzano loro malgrado nei sogni o nell'intimità del quotidiano, le chiacchiere da spogliatoio di un gruppo di camerati disgraziati in cerca di autore. Un autore di forte impegno civile (Fortapàsc), capace di generare scandalo invece che consolazione, e che adesso preclude allo spettatore qualunque immedesimazione, qualsiasi congiunzione emotiva o logica. Quello che resta dopo la visione di Tre tocchi è uno sguardo attonito e carico dell'impossibilità di toccare altro che non sia la superficie delle figure che abbiamo osservato agitarsi sullo schermo. Tre tocchi perde il contatto con l'essenza, non è e con lui finiscono per non essere tutti i personaggi, che girano a vuoto e si affidano alla rappresentazione: una fila di cliché e situazioni standard. A restare è solo la bella canzone di De Gregori, che cattura la bellezza del gesto e l'effimero senso dell'interpretare una possibile alterità "nel camerino già vecchio tra un manifesto e lo specchio".

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