Trama IL PROFETA | Sky Cinema
IL PROFETA

IL PROFETA

84'2014Animazione
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  • Regia: Roger Allers, Gaëtan Brizzi, Paul Brizzi, Joan C. Gratz, Mohammed Saeed Harib, Tom Moore, Nina Paley, Bill Plympton, Joann Sfar, Michal Socha
  • Genere: Animazione
  • Paese: Canada, Francia, Libano, Qatar, USA
  • Durata: 84'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: IL PROFETA

Cast:

Liam Neeson, Salma Hayek, John Krasinski, Alfred Molina, Quvenzhané Wallis, Frank Langella, Assaf Cohen, Gunnar Sizemore

Trama:

Mustafa è un poeta, lavora con le parole e per questo nell'isola di Orphalese è tenuto prigioniero in una casa isolata, perchè il rigido governo lo accusa di essere sedizioso e voler sovvertire il sistema. Nella sua vita entra Almitra, la figlia della sua domestica Kamila ipervivace e muta da quando il padre è morto, proprio nel giorno in cui le guardie arrivano per liberarlo e con questa scusa minacciarlo di pena capitale qualora non fosse disposto a rinnegare tutti i suoi scritti e le sue affermazioni.
Come spiega abbastanza chiaramente il titolo del film dietro Mustafa si cela Khalil Gibran, poeta libanese di formazione americana, e alla base del film sta la sua opera più nota (almeno in America): Profeta. A partire da quel testo Salma Hayek ha deciso di imbarcarsi in un progetto che sfruttasse l'animazione e i talenti di 9 animatori diversi per mettere in scena le sue parole, le sue poesie e il suo mito in una forma accettabile per un pubblico vasto. A questo servono i personaggi di Kamila e Almitra (la prima doppiata dalla stessa Hayek), a fornire al film una cornice narrativa, a far da spalla ai discorsi del poeta Mustafa e dargli spunto per declamare, attraverso la voce di Liam Neeson, i versi di Kahlil Gibran.
In questo patchwork d'animazione la poesia ha il medesimo ruolo che nei cartoni classici Disney hanno le canzoni, interruzioni evocative, che rompono la linearità narrativa con momenti in cui la messa in scena si libera e il visivo insegue l'uditivo. Ogni qualvolta si passa dalla narrazione alla poesia, lo stile d'animazione cambia, entra un nuovo animatore che cura una sequenza di parole ed immagini a modo suo, viaggiando tra l'astratto e l'evocativo, interpretando in maniera personale l'impossibile compito di fare da specchio e veicolo per la poesia.
Il risultato è a tratti calamitante ma per molti versi sconfortante. Il film infatti si fa veicolo della poesia nella maniera più diretta e semplicistica possibile: facendola recitare su un tappeto di immagini. Quello che viene confuso è in sostanza la messa in scena di qualcosa di poetico (compito mai portato a termine dal film per eccesso di retorica) e la rappresentazione del senso di una poesia con una serie di variazioni artistiche sui suoi temi. Accade quindi che a fronte di un intreccio narrativo che dovrebbe rappresentare lo spirito indomito di Kahlil Gibran, ma è in realtà pretestuoso oltre ogni decenza, un'eterogeneità di contributi anneghi le parole in stili e ispirazioni diverse e non sempre al medesimo livello.
Se Bill Plympton non sembra a suo agio con il compito assegnatogli, altri lo interpretano troppo letteralmente realizzando brutte copie dei momenti più astratti di Fantasia. Nessuno riesce davvero a sposare parole e immagini, al massimo (come nella sequenza del tango) si riesce a vedere dell'ottima animazione indipendente di scuola canadese (storicamente la più folle, inventiva e creativa) ma nulla più.

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