Trama LARGO BARACCHE | Sky Cinema
LARGO BARACCHE

LARGO BARACCHE

70'2014Documentario
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  • Regia: Gaetano Di Vaio, Kathy Lindboe
  • Genere: Documentario
  • Paese: Italia
  • Durata: 70'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: LARGO BARACCHE

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Trama:

Il produttore attore e regista Gaetano Di Vaio, fondatore nel 2003 della società di produzione Figli del Bronx e di recente in sala come attore in Take Five di Guido Lombardi, insiste sulla sua Napoli. Con una camera leggera, per lo più tenuta a mano, per strada e in pochi interni, filma sette ragazzi dei Quartieri Spagnoli: Carmine (alias 'o Track, dal nome del personaggio che interpreta in Gomorra - la serie di Stefano Sollima), Luca, Giuseppe, Giovanni (figlio dell'ex superboss dei Quartieri, Mario Savio), Mariano (detto 'o mericano), Gennario, Antonio. Hanno tra i 19 e i 32 anni, sono quasi tutti disoccupati ma dicono di volere una vita legale, un lavoro («perché non bisogna guadagnare per morire, bisogna guadagnare per vivere»).
Il passato criminale di Di Vaio è il passepartout per ottenere da loro la fiducia, per fargli raccontare la violenza che hanno visto e respirato fin dalla nascita, ma soprattutto le loro aspirazioni di cambiamento. I Quartieri Spagnoli, dove si trova la piazza del titolo, sono segnati da sempre: destinati ad accogliere le milizie spagnole incaricate di reprimere le rivolte della popolazione, sono storicamente sede di malaffare. Con evidente scopo didattico, Di Vaio (che appare anche in una video intervista tv del 1990, mentre polemizza sulle presunte misure dello Stato nel legiferare e colpire il traffico di droga) intende ribaltare gli stereotipi su Napoli criminale e immaginare, partendo col dare voce ai suoi amici intervistati, un futuro differente.
Dare il buon esempio testimoniandolo con la propria vita: non solo Di Vaio, ma anche l'ex boss Savio e zio Ginetto detto "Tyson" rappresentano sulla loro pelle il fallimento della scelta criminale e danno ai ragazzi una spinta per l'emancipazione. Le priorità diventano uscire dal quartiere, confrontarsi con altre realtà, studiare. Per fare ciò bisogna imparare a distinguere il bene dal male, e per i ragazzi di Largo Baracche è più difficile, perché la malavita traumatizza ma continua anche ad avere un fascino paralizzante. Di Vaio inizia il film infatti con la messa in scena di un accoltellamento a seguito di una lite per «uno sguardo di troppo», giusto per entrare nel mood. Però la sua camera non abbellisce né mitizza Napoli: ne restituisce il buio dei vicoli, la socialità fatta di chiamate a voce, l'affollamento di motorini, la vita in strada, il pulsare di musica e commercio. Raffaella, l'unica universitaria ritratta nel film, crede che serva impegnarsi per uscire da quella vita di sopravvivenza, Mariano si appella al Comune per liberarsi dalla schiavitù di un'occupazione da parcheggiatore abusivo; Carmine e Gianni scelgono la pesca del granchio nel porto per confidarsi segreti e paure. Davanti all'obiettivo risultano tutti molto spontanei, e anche i brani di Pietra Montecorvino, Daniele Sepe e Nino D'Angelo (il primo, Angiulillo, da un testo di Massimo Troisi) non sono invasivi, ma aderiscono con naturalezza al racconto.
La citazione da Gomorra di Garrone, con Carmine esposto a una lampada UVA, è solo un omaggio. Cogliendo un'opportunità che si rivela eccezione, Carmine esce da quel solarium alla luce del sole, per interpretare una serie vera, costruirsi una vita. Largo Baracche è un'indagine dal punto di vista di un insider "privilegiato" e ribadisce - perimetrandola, facendone sentire i limiti, le costrizioni - un'ovvietà da non sottovalutare: se credi che i confini della tua vita siano quelli del tuo quartiere, hai tutto da perdere.

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