Trama MY OLD LADY | Sky Cinema
MY OLD LADY

MY OLD LADY

106'2014Commedia drammatica
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  • Regia: Israel Horovitz
  • Genere: Commedia drammatica
  • Paese: USA, Francia
  • Durata: 106'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: MY OLD LADY

Cast:

Kevin Kline, Maggie Smith, Kristin Scott Thomas, Dominique Pinon, Noémie Lvovsky, Stéphane Freiss, Francis Dumaurier, Anouk Dutruit

Trama:

L'americano Mathias arriva nella capitale francese senza un soldo in tasca, deciso a rifarsi una vita vendendo in fretta e furia l'appartamento nel Marais che ha ereditato alla morte del padre. L'appartamento, però, è occupato da Mathilde, ora novantenne, e da sua figlia Chloé, e non potrà essere di Mathias fino alla morte dell'anziana, perché così è scritto nel contratto. Come se non bastasse, Mathias dovrà pagare a Mathilde un mensile assolutamente al di fuori della sua portata, come prima di lui aveva fatto suo padre per quarant'anni. In combutta con un immobiliarista interessato, Mathias dichiara guerra all'anziana signora e alla sua viziata progenie, ma la permanenza in casa loro apre di giorno in giorno nuovi squarci sul passato di suo padre, fino a riscrivere la storia dello stesso Mathias.
Per il suo debutto dietro la macchina da presa, Horovitz porta sullo schermo una delle pièce che ne hanno fatto il drammaturgo noto e acclamato che è da decenni.
Gli ingredienti sono tanti, e pesano tanto a favore della teatralità del copione quanto a favore della sua visualizzazione cinematografica. Si principia con il piccolo clash of civilizations che vede da un lato l'usanza tutta francese del viager (il vitalizio ipotecario dell'immobile, variante della nuda proprietà) e dall'altro l'ingenuo anglosassone, per il quale tale concetto è inverosimile e inaccettabile, salvo saperlo sfruttare a proprio vantaggio. In questo senso, occupa un ruolo centrale il personaggio di Kristin Scott Thomas, l'attrice di origine inglese che fin da giovane è vissuta e ha lavorato in Francia, che nel film assume uno spessore maggiore rispetto al testo teatrale di partenza, divenendo, non a caso, il ponte tra Mathilde e Mathias e dunque il centro fisico della sceneggiatura.
L'espediente che dà il la alla vicenda potrebbe, inizialmente, portare in direzione di un "Green Card" al contrario, ma non è quello il tono del film, che vira invece verso l'anatomia del dramma psicologico, gestito con umanità e naturalezza. È evidente che è questo il regno di Horovitz, che non trascura di sviscerare i personaggi e di offrire ad ognuno il proprio momento, in termini squisitamente drammatici, al punto che il film si potrebbe leggere come un trittico nel quale la prima parte del racconto è affidata a Mathias, il corpo centrale a Chloè e la risoluzione al punto di vista di Mathilde, vero demiurgo del tutto.
Il cinema nel suo aspetto più prettamente registico, fotografico e immaginifico, invece, è per Horovitz ancora qualcosa di derivativo e la sua Parigi guarda evidentemente a quella di Woody Allen e persino al precedente viaggio di Kevin Kline nella città della luce, ai tempi di French Kiss. Se non altro, pare che lui lo sappia benissimo e, con apprezzabile umiltà, non faccia nulla per nasconderlo.

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