Trama EAT YOUR BONES | Sky Cinema
EAT YOUR BONES

EAT YOUR BONES

94'2014Drammatico
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  • Regia: Jean-Charles Hue
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Francia
  • Durata: 94'
  • Data di uscita: 2014
  • Titolo originale: EAT YOUR BONES

Cast:

Frédéric Dorkel, Jason François, Michael Dauber, Moïse Dorkel, Philippe Martin, Elie Dauber, Joseph Dorkel, Violette Dorkel, Max Horne, Maud Le Fur Camensuli, Stéphane Macalou, Christian Milia-Darmezin

Trama:

Jason Dorkel ha diciotto anni e il desiderio enorme di riabbracciare Fred, il fratello maggiore che ha scontato quindici anni di carcere ed è prossimo alla scarcerazione. Tutto è pronto nella piccola comunità gitana, convertita al cristianesimo evangelico, per il ritorno di Fred e il battesimo di Jason. Ma l'ingresso in campo di Fred, a velocità sostenuta e dentro un'auto probabilmente rubata, promette guai e il richiamo degli anziani, che lo ammoniranno e lo esorteranno a cambiare atteggiamento. Incontenibile e incontinente, Fred sceglie per Jason un altro battesimo e alla vigilia della cerimonia lo condurrà a trecento chilometri all'ora dentro una notte di rame e bitume. Accanto a loro e dentro la stessa vettura, una BMW Alpina, il fratello Mickaël e il cugino Moïse, (in)decisi come Jason sulla strada e il destino da percorrere.
Da dieci anni Jean-Charles Hue, realizzatore e videoartista francese, filma gli Jenisch, una comunità semi-nomade erroneamente assimilata ai Rom. Diversamente da loro, che arrivano dall'India, gli Jenisch hanno origini europee, pelle e occhi chiari, una propria lingua (di origine germanica), tanto orgoglio celtico e nessuna vocazione per la musica, la danza o qualsiasi altra espressione artistica. Distinti dai Rom ma ugualmente emarginati, gli Jenisch proprio come il cinema di Jean-Charles Hue, hanno due anime e navigano in due mari. Indecisi tra identità e alterità, vivono (anche) nel nord della Francia, dove lo sguardo di Hue li ha incrociati e consegnati al mito con un cinema perfettamente accordato ai protagonisti, di cui negli anni ha conquistato la fiducia e la considerazione.
Mange tes morts, evoluzione coerente di La BM du Seigneur, cronaca esplosiva della comunità Jenisch e testimonianza incandescente di una redenzione ricercata e fallita, esibisce anche questa volta una doppia filiazione: pasoliniana per la continua frizione tra mistica cristiana e corpo barbaro, e roucheniana per la drammatizzazione della materia etnografica. Mange tes morts tre anni dopo riunisce i medesimi 'attori', i membri della famiglia Dorkel, il loro reame di caravan, i loro affari, gli Jenisch comprano e vendono roba usata, e continua la sua indagine fisica e poetica di un mondo in precario equilibrio tra ideali virtuosi indotti dalla Chiesa evangelica e pulsioni autodistruttive.
Questa volta però l'autore francese si prende il rischio e come Fred Dorkel, protagonista 'di peso' di La BM du Seigneur, schiaccia il pedale dell'acceleratore, trasgredendo (felicemente) il contratto con lo spettatore, lasciando che il suo film irrompa a trecento chilometri orari nel cinema di genere, accostando senza freccia nelle 'aree' del western, del polar e del road-movie. Dentro una vettura meccanicamente modificata (e potenziata), una BMW Alpina, accomoda quattro uomini: Fred, fratello maggiore uscito di prigione dopo quindici anni, Mickaël, il fratello rimasto a casa ad aspettarlo, Jason, il fratellino adottato e presto 'convertito' all'età adulta e Moïse, il cugino che ha affidato la sua vita a Dio. Lanciati a tutta velocità lungo la strada e verso il furto di un camion carico di rame, invocano i loro morti (tes morts), perdendosi lungo i percorsi provinciali, infilando rotonde, sterzando davanti agli ostacoli e agli animali selvatici, rispondendo al fuoco nemico, seminando i poliziotti e doppiando gli avversari.
Tra imprecazioni, leggende e mantra gergali, i quattro protagonisti esprimono ciascuno la propria visione del mondo e il proprio modo di condurre la vita. Al centro del film non c'è mai un solo personaggio, ma la presenza 'in scena' è ugualmente e fluidamente distribuita. In un film collettivo e plurale non c'è che la strada a 'ricomporli' in (e per) un solo tratto e ancora la strada a separarli in fondo alla notte. Dentro un orizzonte plastico e narrativo, in cui avvampano i barbecue, Fred Dorkel recupera il suo fedele destriero in una grotta e rimonta in sella per partecipare a un nuovo rodeo mecca

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