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LA STORIA DI CINO

LA STORIA DI CINO

85'2013Drammatico
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  • Regia: Carlo Alberto Pinelli
  • Genere: Drammatico
  • Paese: Italia, Francia
  • Durata: 85'
  • Data di uscita: 2013
  • Titolo originale: LA STORIA DI CINO

Cast:

Stefano Marseglia, Francesca Zara, Marc Andréoni, Giovanni Anzaldo, Philippe Nahon, Donato Sbodio, Jean-Louis Coulloc'h, Giada Laudicina

Trama:

Piemonte, valli del Cuneese, fine '800. Il piccolo Cino, 9 anni, viene affidato dal padre (contro le reticenze della madre) a un malgaro francese perché lo porti, insieme ad altri bambini locali, al di là del confine. Cino lavorerà come stagionale negli alpeggi francesi e riporterà a casa ciò che ha guadagnato. Ma il malgaro si rivelerà un violento e un profittatore, e il bambino scapperà per ripercorrere a ritroso il viaggio di attraversamento del confine montano. Lungo la strada Cino incontrerà molti personaggi, fra cui una bambina, Catlìn, dotata di formidabili istinti e di una grande capacità visionaria, fondamentale per ritrovare la strada di casa.
La storia di Cino è evidentemente strutturata su quella di Pollicino (vedi anche il nome del piccolo protagonista), abbandonato nel bosco da genitori che non possono sfamarlo, ma attinge anche all'esperienza dei piccoli vacrot, in occitano "i bambini guardiani di vacche", affrontando il tema del lavoro minorile (e più sottilmente dell'abuso, anche sessuale, sull'infanzia) con delicatezza e realismo. Il regista, il 77enne Carlo Alberto Pinelli figlio di quel Tullio Pinelli che fa parte della storia della sceneggiatura italiana, sceglie di concentrarsi sullo spirito di avventura e la capacità di iniziativa di Cino e Catlìn, che attingono ripetutamente all'istinto, l'immaginazione e l'agilità (anche mentale), per togliersi dai guai. Pinelli fa leva sulla loro possibilità di distinguere di chi fidarsi e di no, mettendo sulla strada dei due bambini anche personaggi adulti positivi. La storia di Cino è un attestato di fiducia nelle risorse infantili dei più piccoli per sopravvivere anche ad una realtà dura e spietata.
Il film di Pinelli segue i canoni classici della favola: la resistenza iniziale ad intraprendere l'avventura, gli incontri fatali, gli interventi magici. E quella della magia è la dimensione più spesso ricorrente, a contrastare una mancanza reale di scappatoie. La prima fonte di magia resta la natura, che Pinelli riprende con la maestria della sua lunga esperienza di documentarista per Folco Quilici e per trasmissioni come Geo&Geo. Il rapporto fra i bambini e l'ambiente, nonché la bellezza mozzafiato (ma anche la pericolosità) della montagna, vengono raccontati con conoscenza specifica (Pinelli è anche alpinista) e autenticità del dettaglio.
La recitazione, spesso in francese mescolato all'italiano, è artigianale come il formaggio alpestre, e si addice curiosamente alla storia. In particolare i due piccoli protagonisti, scelti fra centinaia di bambini delle scuole piemontesi, enunciano le loro battute come se il film fosse la recita di Natale (con innesti di gestualità infantile ed espressioni verbali non proprio ottocenteschi), ma del palcoscenico scolastico conservano anche la spontaneità e il candore, oltre ad essere esteticamente adorabili: il che, se devi reggere un'ora e mezza di tempo filmico, non guasta.

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